Un sospetto pacco bomba è stato recapitato per posta stamattina al quotidiano La Stampa di Torino, di proprietà della Fiat e diretto da Mario Calabresi. Si tratta di una busta di carta, aperta da un dipendente, con all’interno la custodia di un cd da cui si nota un meccanismo che potrebbe contenere esplosivo. L’edificio è stato evacuato. In base ai primi accertamenti da parte di artificieri dei carabinieri e la Digos, il pacco era tecnicamente in grado di esplodere.

Sulla busta non c’erano mittente né rivendicazioni. Inoltre, il pacco è risultato negativo al controllo del metal-detector in quanto la custodia del cd era ricoperta di tessuto.  Gli artificieri stanno ora esaminando l’ordigno che, secondo quanto si apprende, non è esploso a causa del malfunzionamento della molletta dell’innesco. La questura di Torinosta allertando le redazioni degli altri quotidiani torinesi, delle agenzie stampa e delle televisioni a prestare la massima attenzione alle buste in arrivo con la posta. 

Gli investigatori, al momento, privilegiano la pista anarchica. “Il modus operandi – dice al riguardo il questore di Torino – è quello, ed è fuori di dubbio che le similitudini con altri episodi siano evidenti. In questo momento, però, le parole devono cedere il passo all’impegno, senza alcun tipo di pregiudizio”. Non fa allarmismi, ma invita “alla massima sensibilità. Credo che dopo episodi del genere sia giusto aprire gli occhi…”.

 

”E’ un segnale preoccupante che ci obbliga ora a tenere alta l’attenzione”, ha commentato Calabresi. “L’ordigno, se fosse scoppiato, avrebbe potuto ferire il giovane fattorino che lo aveva preso in mano e già questo è un dato che dovrebbe far riflettere chi organizza queste proteste contro il potere”, ha aggiunto. “Un fatto grave, che colpisce perché diretto a un organo di stampa. Stiamo seguendo costantemente l’evolversi delle indagini”, ha detto invece il prefetto di Torino, Alberto Di Pace. “Dentro c’erano circa 40 grammi di polvere esplosiva in grado di scoppiare – ha aggiunto – e questo da già un’idea della gravità dell’episodio”. 

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