Matteo Renzi va alla direzione del Pd? ”No, per un motivo molto semplice: è stata convocata all’ultimo momento, e io sto a Firenze a fare il sindaco”. Il ‘rottamatore’ ha risposto così ai suoi intervistatori di Radio Toscana che gli avevano chiesto se partecipasse all’incontro coi dirigenti democratici previsto in serata. Parole che arrivano all’indomani delle tensioni scoppiate all’interno del partito.

A far esplodere la polemica che covava sotto la cenere ci aveva pensato uno dei fedelissimi del sindaco di Firenze: Graziano Delrio, primo cittadino di Reggio Emilia e presidente dell’Anci. Se Bersani non ce la fa e “se il Capo dello Stato chiede un governo istituzionale del Presidente, Pd e Pdl non possono fare i capricci”, ha detto a Repubblica, insistendo sull’ipotesi di “un governo di scopo che duri cinque, sei o sette mesi, per approvare tre o quattro punti fondamentali”. Una posizione su cui è intervenuto Stefano Fassina (“Indebolire il tentativo di Bersani vuol dire avvicinare le elezioni”) e infine anche lo stesso Matteo Renzi, che in serata ha voluto rassicurare il segretario con una telefonata. Dai microfoni di Radio Toscana, Renzi ha ribadito ancora una volta: “La mia serietà e la mia lealtà sono fuori discussione”, in linea con quanto aveva dichiarato a inizio marzo per dissipare tutti i dubbi sulla ‘competizione’ col segretario. “Io ho combattuto Bersani a viso aperto quando non lo faceva nessuno, guardandolo negli occhi – scriveva – Non lo pugnalo alle spalle, oggi: chiaro? Nello zoo del Pd ci sono già troppi tacchini sui tetti e troppi giaguari da smacchiare per permettersi gli sciacalli del giorno dopo”. 

E a Radio Toscana ha aggiunto: ”Bersani sta provando a formare un governo e io spero che, per il bene dell’Italia, ce la faccia”. Tra le priorità, sottolinea, ”bisognerebbe dimezzare parlamentari, far diventare il Senato una Camera delle autonomie, e togliere il finanziamento pubblico ai partiti”. Tutti punti cari anche al Movimento 5 Stelle, ma all’intervistatore che sottolineava come queste proposte le avanzasse “anche Grillo”, Renzi ha glissato parlando della ‘Festa del grillo’, una fra le più famose manifestazioni folcloristiche di Firenze. Di fatto, pochi giorni dopo l’esito delle urne, Renzi sulla sua newsletter aveva chiesto al centrosinistra di rilanciare alcune proposte, tra cui l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Idee che, durante le primarie, scriveva, “abbiamo detto da un camper. E non era il camper di Grillo”. 

Il sindaco di Firenze ha espresso anche alcune considerazioni sul governo Monti che ”ha rimesso incarreggiata” l’Italia “dal punto di vista della macroeconomia: il problema vero è che c’è l’economia reale di cui bisogna occuparsi di più, cioè le aziende, le famiglie che non hanno soldi”. Dall’altro lato però, ha sottolienato, “toccava alla politica lo sforzo di ridurre, ridurre, ridurre. Ma lo sforzo – ha concluso – purtroppo non è stato fatto”.

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