Con la crisi cala il numero dei divorzi. Nel 2010 si contavano 55mila casi. Oggi siamo scesi a 51mila. Gli assegni di mantenimento, le spese legali, l’affitto di un appartamento e  il mutuo della vecchia casa coniugale da pagare. I costi di una rottura sono così alti che ormai le coppie preferiscono restare separati in casa, pur di non avviare una causa giudiziale che possa dissanguarli.  “Molti clienti vengono in studio per chiedere una consulenza, e appena capiscono l’antifona, girano i tacchi e se ne tornano a casa”, afferma l’avvocato matrimonialista Gian Ettore Gassani, che aggiunge: “Divorziare diventa un lusso che non ci possiamo permettere, perché l’alternativa è finire sotto un ponte o per strada”. Separarsi significa impoverirsi. Ne sanno qualcosa i padri separati accolti nella casa dei papà, gestita dalla cooperativa ‘Un sorriso’. Dopo la separazione, Enrico non aveva un posto dove andare, e ha vissuto per tre mesi in macchina, parcheggiata a due passi dalla casa dove viveva con la moglie e i figli. Gianluca, maresciallo della Marina, ha trascorso del tempo in caserma, per poi trovare un appartamento da 700 euro mensili che gli ha reso la vita impossibile: “Ero quasi sul lastrico”. Adesso, nei monolocali  concessi dal comune di Roma, entrambi possono incontrare i propri figli in un ambiente accogliente, che assomiglia a una vera casa. La sistemazione purtroppo è provvisoria, l’alloggio ha la durata di un anno. “Da noi  non ci sono strutture adeguate nemmeno per sopravvivere – afferma Gianluca – qualcuno prima o poi se ne dovrà occupare”  di Irene Buscemi

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