Ancora aria pesante a Rimini tra Comune e procura della Repubblica sul fronte anti-prostituzione. L’ufficio del procuratore capo Paolo Giovagnoli in questi giorni ha bocciato, di nuovo, l’ordinanza specifica tanto cara al sindaco Pd Andrea Gnassi. I magistrati hanno cominciato a chiedere l’archiviazione delle violazioni commesse dalle prostitute la scorsa estate perché, dicono, rappresentano una discriminazione dei cittadini davanti alla legge. Gnassi, mai domo, si è già spazientito: prima ha detto di voler impugnare gli atti dei pm, poi è intervenuto su Facebook per assicurare che non c’è alcun “attacco” nei loro confronti. Il risultato è uno: mentre i palazzi si rimpallano le carte, sulle strade e i lungomare della riviera le lucciole ci restano eccome.

Gli ultimi rilievi di Giovagnoli, va detto, stanno facendo molto rumore. A Rimini due ordinanze comunali dedicate alla prostituzione erano già state bocciate da Corte costituzionale (quella del vecchio sindaco Pd Alberto Ravaioli) e procura medesima: non ci sono reati da contestare e i sindaci non hanno poteri in ambito penale, era stata la contestazione. Ebbene, ora ci risiamo.

Gnassi, dopo la prima bocciatura della procura, aveva chiamato il prefetto di Rimini Claudio Palomba e gli aveva chiesto aiuto per scrivere una norma a prova di ricorsi: ovvero, una norma contro la prostituzione “contingibile” e “urgente”, valida solo in certi viali ed entro una certa tempistica. La nuova ordinanza era stata introdotta il primo luglio ed era rimasta in vigore fino al 15 ottobre, ma, come si è visto, non ha retto in giudizio. Per la lucciola di turno, secondo l’ordinanza, bastava fare un gesto ai clienti per essere allontanata e mostrarsi recidiva per essere denunciata: le sanzioni amministrative variavano da 300 a 500 euro e le denunce penali erano state contemplate grazie alla previsione di alcune fattispecie di reato tra cui sfruttamento della prostituzione, atti osceni, adescamento, circonvenzione d’incapace, violenze sessuali private, disturbo della quiete pubblica, risse e altro ancora. La linea del Comune era quella di estendere l’ordinanza anche al periodo invernale, quando specialmente nei weekend a Rimini i marciapiede restano ‘caldi’, ma ancora una volta non c’è stato niente da fare.

La motivazione che compare nella richiesta di archiviazione della procura torna a fare riferimento all’articolo 650 del codice penale: un sindaco non può emanare provvedimenti in tema di ordine pubblico e sicurezza, oppure obblighi o prescrizioni che diventano fattispecie di reato e dunque, come tali, perseguibili penalmente. Giovagnoli nella sua richiesta di archiviazione ha scritto che un’ordinanza come quella di Gnassi lede l’articolo 3 della Costituzione ovvero lede “il principio di eguaglianza dei cittadini davanti alla legge, perché gli stessi comportamenti potrebbero essere ritenuti variamente leciti o illeciti, a seconda delle numerose frazioni del territorio nazionale rappresentate dagli ambiti di competenza dei  sindaci. Non si tratta di adattamenti o modulazioni di precetti legislativi generali in vista di concrete situazioni locali ma- recita il testo del procuratore capo- di vere e proprie disparità di trattamenti tra cittadini, incidenti sulla loro sfera generale di libertà che possono consistere in fattispecie nuove ed inedite, liberamente configurabili dai sindaci, senza base legislativa”.

Il sindaco, a caldo, ha reagito subito precisando che il Comune “valuterà con l’ausilio di legali competenti nella specifica materia una possibile impugnativa: il nostro giudizio sul fenomeno della prostituzione non cambia e pertanto l’iniziativa dell’amministrazione comunale non si ferma, valuteremo come difendere l’ordinanza emessa o come integrarla e modificarla”. Poi, su Facebook, Gnassi ha capito che era meglio precisare il concetto: “La difesa dell’utilità dell’ordinanza sulla prostituzione e la nostra volontà dichiarata di non fare passi indietro nella lotta contro questo fenomeno, non è un ‘attacco alla Procura’ come qualcuno, forse anche strumentalmente, ha voluto interpretare”. Il primo cittadino ha aggiunto che “il tema vero, come è stato sottolineato, è proprio la carenza legislativa a livello nazionale su un fenomeno così delicato: abbiamo bisogno di strumenti per rispondere in maniera concreta ai cittadini e agli operatori economici che chiedono di essere tutelati”.

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