Al colosso bancario svizzero Ubs è stata inflitta una maxi-sanzione da 1,5 miliardi di dollari dalle autorità di vigilanza sui mercati di Usa, Regno Unito e Svizzera. La multa è arrivata dopo che Ubs ha ammesso il suo coinvolgimento nella manipolazione del tasso Libor, l’indice di riferimento del mercato interbancario, sulla base del quale si calcolano gli interessi sui mutui.

La sanzione è oltre tre volte più ampia di quelle da 450 milioni di dollari inflitta alla britannica Barclays per lo stesso reato. “Siamo profondamente spiacenti – dice l’amministratore delegato di Ubs, Sergio Ermiotti in un comunicato uscito dopo l’annuncio della multa – di questo inappropriato e non etico comportamento. Nessun profitto è più importante della reputazione di questa azienda e ci impegniamo ha fare affare con integrità”. Ubs pagherà 1,2 miliardi di dollari al dipartimento Usa alla Giustizia e alla Cftc, la Borsa sui future sul commodity trading Usa, 160 milioni di sterline alla Fsa britannica e 59 milioni di franchi svizzero alla Finma, l’autorità elvetica di controllo.

 L’attuale segretario Usa al Tesoro, Timothy Geithner sarebbe stato avvertito nel maggio del 2008, molto prima di quanto non fosse noto, del coinvolgimento di alcune banche nella manipolazione del tasso secondo il Financial Times. Secondo il quotidiano economico Geithner, che all’epoca era presidente della Fed di New York, era stato messo in guardia da una e-mail inviatagli da un collega, Hayley Boesky. L’avviso faceva parte di una pressione più complessiva da parte della Fed di New York per spingere la Banca d’Inghilterra e l’associazione bancaria britannica a riformare il sistema del Libor. L’indice era infatti calcolato sulla base delle indicazioni fornite alla British Bankers Association da un pool di banche internazionali. La e-mail di Boesky era indirizzata a Geithner e, per conoscenza, a tre colleghi, Meg McConnell, Matthew Raskin e William Dudley, attuale presidente della Fed di New York. 

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