Moretti, fai una cosa per la tua immagine, dimettiti. Trenitalia non va. I tuoi treni non vanno. Tu non vai. E noi non ne possiamo più.

Sono su uno dei tuoi treni, Moretti. Treni vecchi, sporchi, privi di manutenzione. E sono fermo a La Spezia, dove dovevo partire alle 10.40. Il treno ha 70 minuti di ritardo in partenza, e Dio solo sa quanti ne avrà in arrivo. Quello che viene in senso inverso ne ha 220. Il tutto per un po’ di pioggia e qualche centimetro di neve. Stavolta ti ha detto male, non c’è stato nessun disastro. A Genova non hanno neppure chiuso le scuole. Nessuna “bomba d’acqua”. Nessun Tifone africano. Niente. Solo pioggia e due fiocchi di neve. D’inverno capita. E quando va così si vede meglio come funziona male la tua azienda. Nessuna scusa, stavolta.

Tu, dammi retta, dimettiti dal vertice delle Ferrovie. Ho fatto il comunicatore per vent’anni, me ne intendo di queste cose: ci faresti bella figura. Uno che vuole fare il Tav, che perde tempo a competere con Montezemolo su quale treno vada più veloce… ma non sa far andare i treni normali, quelli degli italiani, della gente comune, beh, uno così non sa fare il suo mestiere. Non è grave, capita di sbagliare, di fallire. Capita agli operai, e li cacciano. Capita agli impiegati, e li licenziano. Capita a tutti. Anche a te.

Magari, Moretti, eri adatto a fare gelati, oppure a occuparti di storia antica. Chi lo sa. Chissà che Mozart assassinato c’era in te. Non certo un capostazione. Quello, mi pare evidente, non lo sai fare. E mi fermo qui. Se ti riferisco cosa si dice di te in Italia, su questo treno, tra la gente, ci resti male.

Però noi siamo qui. Nel mio scompartimento c’è un signore di settant’anni e una cinesina gentile. Poveri cristi come me, fermi. Mentre tu guadagni una barca di soldi e se i treni non vanno te ne stai ugualmente sulla tua poltrona, te ne sbatti. Fino a che gente come te non si dimette, come questo treno, il nostro Paese non potrà partire. Il problema dell’Italia non è lo spread, sei tu. E quelli come te.

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