Mitt Romney, Barack ObamaQuesta è la notte che può durare giorni. Ossessionati dalle trasmissioni politiche televisive, farcite di pubblicità di auto e di assicurazioni sanitarie integrative, gli americani si svegliano nell’Election day con il retrogusto amaro di poter assistere alla replica farsesca e atroce delle elezioni del 2000 tra Bush e Kerry vinte di fatto dopo un mese di conteggi “a mano” dal presidente per la differenza di 537 voti di un seggio elettorale di una contea della
Florida (il democratico ottenne più voti elettorali, ma meno Grandi Elettori).

Per questo sono già pronte schiere di avvocati caricati a molla per scattare a denunciare irregolarità, frodi, brogli nelle contee nevralgiche del Sunshine State; e ci sono cittadini-militanti pronti a irradiare il web con messaggi, foto, tweet di denuncia su possibili inceppi nelle operazioni di voto.

Dopo giorni di alchimie sondaggistiche ed equilibrismi di matematica elettorale che hanno scandagliato e sezionato in parcelle infinitesimali i seggi elettorali degli Swing State,  la sindrome del Grande Pareggio tra Obama e Romney, del deadlock, del vicolo cieco dello spoglio si sparge in ogni ragionamento e previsione.

Il fiato sospeso per un lungo giorno dell’America si scioglierà solo dopo il tramonto del sole sugli Stati Uniti, ma potrebbe non bastare una notte per riprendere fiato.

Twitter: @scitati  #VotoUsa


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