Una noia mortale. Televisivamente parlando, è l’unico commento che si può fare sulla prima serata delle finali di Miss Italia. Colpa del format soporifero, colpa di Frizzi e della sua mancanza di ritmo, chissà. Quello che è certo è che arrivare fino alla fine con tutti e due gli occhi aperti non è stato facile. E non è un caso, che mentre le miss sfilavano sul palco del Palaspecchiasol un dirigente Rai guardasse Avatar su Canale 5.

Il format, dicevamo, è quello che è. Bisogna eleggere una miss e rendere il tutto televisivamente appetibile non è certo facile. Certo, gli autori non si aiutano nell’arduo compito, confezionando un giochino di ruolo da scuola elementare: se tu fossi Giulia, come ti comporteresti al suo posto? E giù di storielle impegnate, con dilemmi esistenziali sulla chirurgia estetica e sulla crisi economica in atto. Chi avrà scritto i testi dell’infausta immedesimazione? Una mezza idea ce la siamo fatto allorquando la regia ha cominciato a indugiare su Federico Moccia, membro della giuria tecnica.

Giochi di ruolo a parte, il resto è stato condito dal solito armamentario di banalità e luoghi comuni: e allora via con “il sorriso delle miss”, “le bellezze di Montecatini”, “la naturalezza di Antonella Clerici”, “la bonarietà di Frizzi” e via cantando. Roba da televisione del secolo scorso, per una liturgia evidentemente stanca e da ripensare, se proprio è necessario.

E loro, le miss? Al solito, con il microfono in mano hanno avuto più di qualche difficoltà. Pochissime tra loro sono riuscite a dire qualcosa di originale o comunque di non troppo banale. Ma forse non è nemmeno colpa loro, visto che nelle risposte si notava un fil rouge che sa tanto di preparato. La figura di donna che emerge dal concorso non è delle migliori, ma questo lo sapevamo già. Sarà pure un concorso di bellezza in cui conta innanzitutto l’aspetto fisico, sarà una tradizione pluridecennale da rispettare e ripetere tale e quale ad libitum, ma noi di questa miss Italia non sappiamo davvero che farcene.

E le ragazze, in fondo, non fanno altro che sognare quello che questi tempi balordi hanno imposto come modello di vita perfetto, fatto di velinismi vari, effimero televisivo e corsa spregiudicata al successo. Forse, più che loro, la responsabilità è di quelle mamme scalmanate che dalla platea urlavano, fischiavano, contestavano e piangevano, ammettendo candidamente che sì, alla vittoria finale ci tengono più loro che le figliole. Facciamo così, allora: dal prossimo anno si organizzi miss Mamma d’Italia, così le frustrazioni delle ambiziose genitrici verranno placate e le figlie, invece, saranno libere di andare in discoteca, al cinema, a teatro, in vacanza, piuttosto che sfilare con un sorriso finto stampato in faccia per accontentare mammà.

 

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