L’associazione Donne in quota ha protestato per un manifesto che dovrebbe pubblicizzare un evento di moda a Castell’Arquato, e si è rivolto allo Iap (Istituto di autodisciplina pubblicitaria) affinché sia ritirato. Non esiste una commissione governativa che vigili per sanzionare pubblicità sessiste o razziste. Ogni volta si deve scrivere allo Iap perché valuti e provveda a sanzionare immagini o spot lesivi della dignità delle persone. Auguriamoci che qualche governo prima o poi provveda, perché è un’impresa segnalare ogni volta un manifesto o uno spot sessista.

Lo si ripete da anni che le parti anatomiche femminili sono utilizzate per vendere qualunque oggetto che si voglia commercializzare: giornali, viaggi, eventi, cibo, automobili. Ora anche per affrontare temi delicati di politica ed economia come Lidia Ravera ne ha scritto in Copertine estive: lo spread con le tette.  

Talvolta però le foto dei manifesti riescono anche ad essere irresistibilmente ridicole.

L’immagine di Castell’Arquato ha qualcosa di comico, suo malgrado. Nella foto Nina Moric afferra il seno e lo spinge verso l’alto come se le puntasse sulle torri medievali con un’aria minacciosa. La seduzione sarà anche un’arma, d’accordo, ma l’insieme è incredibilmente ridicolo: quel seno che giganteggia sopra  il borgo sta per sparare qualche cannonata o sta per abbattere “a sberle” le torri?

Rievoca la comicità di Paola Cortellesi quando imitava una concorrente del Grande Fratello sempre intenta a conversare con le sue tette.

E si! La seduzione femminile svilita in una mera profferta di tette, chiappe e labbra si annulla nell’umiliazione o diventa la parodia di sé stessa scivolando sulla buccia di una involontaria comicità. E non c’è nulla di più ridicolo della comicità involontaria e per favore non mi vengano a parlare di ironia!

di Nadia Somma

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