Mi fa una strana impressione l’idea di poter vedere su Youtube, grazie all’accordo firmato con Google, trentamila video provenienti dall’archivio dell’Istituto Luce.

Anche chi, come me, non ha vissuto la prima e più delicata parte di quella storia, cioè la produzione dei “Giornali Luce” strumenti della propaganda fascista, non può non aver ben impresse nella memoria le immagini dei cinegiornali, della “settimane Incom” viste al cinema in attesa dell’inizio del film. Ed è la memoria di qualcosa di pittoresco, di buffo, di anacronistico.

Per la generazione che cresceva con i nuovi media del dopoguerra – la radio e soprattutto la televisione – le immagini dei cinegiornali sembravano comunque appartenere al passato. Prive della freschezza, della tempestività che la tv stava imprimendo alle sue immagini, quelle di cinegiornali ti facevano sempre fare un salto all’indietro. E poi quella voce fuori campo di commento un po’ fané, ora troppo retorico ora ironico ma di un’ironia un po’ troppo scritta, telefonata. Insomma un rito a cui si partecipava tutti insieme, in sala, ma qualcosa che non ci apparteneva più.

E adesso, invece, tutto questo piccolo mondo antico ci raggiunge col più moderno, aggiornato e avvolgente dei sistemi, la Rete. Ma attenzione a non farne un’ennesima occasione per crogiolarsi in quello che è il sentimento più pericolosamente diffuso nella nostra società: la nostalgia. Lasciamo da parte le miss del dopoguerra, le vittorie sportive, le consolanti ingenuità della vita ai tempi del boom e la dolce vita e ricordiamoci di un’altra cosa. Forse è troppo credere che in un’operazione come questa ci sia la possibilità di scoprire le radici e di avvicinare i giovani (come sostiene Minoli, con la sua invincibile fiducia nei media).

Ma che le immagini audiovisive siano, indipendentemente dal discorso, spesso banale, in cui si trovano inserite, una fonte straordinaria, un documento fondamentale per una ricostruzione piena e originale del nostro passato, è una lezione che la nuova storia ci ha da tempo insegnato. E i trentamila video accessibili su Youtube sono una ghiotta occasione per applicarla.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili

RIVOLUZIONE YOUTUBER

di Andrea Amato e Matteo Maffucci 14€ Acquista
Articolo Precedente

Dario Fo e Franca Rame ancora censurati

next
Articolo Successivo

Quando la pubblicità è istigazione a delinquere

next