Caro Direttore,
il tuo pezzo dal titolo atomico:  Rifondare l’Italia. Partendo dalle donne, mi ha portato in alto come sulle montagne russe al luna Park e altrettanto velocemente in basso  alla lettura di due parole per le quali confesso un epidermico fastidio: Quote rosa.

Forse perché associo la parola collocamento per ‘quote’ ai nostri cari invalidi (civili, del lavoro, etc ). Cioè a tutte quelle persone che a causa di un qualsiasi accidente devono essere obbligatoriamente assunte.

Ma noi donne perché?

Non possediamo un cervello (chi più chi meno come voi uomini), un paio di braccia e delle gambe sane?
Perché accedere al lavoro per quote allora?

Concordo con te che una questione femminile esiste. E’ seria, e necessita una soluzione. 

In Europa siamo le meno occupate insieme alle signore polacche e quelle greche. E paradossalmente lavoriamo un ora e dieci minuti più di una frau o fraulein tedesca.

Tu scrivi che:“ad essere ottimisti passeranno cinquant’anni prima che da noi si arrivi a una effettiva parità di generi”.  Non sono d’accordo. Non esistono generi  ma persone.
Alcune tra queste, quelle di sesso femminile,  qualche volta  se sono fortunate portano in grembo  un meraviglioso carico d’amore.
Coniugare la maternità e il lavoro è il nodo del problema. Sempre lo stesso secondo me.

La totale mancanza di infrastrutture sociali per sostenere le donne in eterno equilibrio tra la loro ‘essenza’ e il ruolo di madre dev’essere il primo obbiettivo di un Paese all’avanguardia coi tempi. E  forse una sforbiciata qua e là alla legge che tutela la maternità potrebbe far meno paura a chi assume una donna in una stagione competitiva come la nostra.

Rifondiamola l’Italia caro Direttore, alleggeriamo il carico dalle spalle delle donne!

E poi attenti a voi! Anche in Parlamento.

 

Ps: ma Beppe Grillo che ne pensa delle “quote rosa”? nulla si sa.

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