La comunicazione ufficiale è un gargarismo da prima Repubblica: “Non ci sono le condizioni per continuare a lavorare insieme”. La ragioni sono nel fallimento di un’azienda. La conclusione è stata quella di rimanere impallinati non solo dagli avversari politici, ma anche dai suoi stessi elettori. Benvenuto nel mondo dei sindaci, Federico Pizzarotti, perito informatico, classe 1973, da un mese eletto alla guida di Parma col Movimento 5 Stelle. Benvenuto e già processato, non solo per una giunta che non è ancora riuscito a mettere in piedi, ma addirittura per aver stabilito un nuovo record: un assessore appena nominato è stato costretto a lasciare prima ancora di vedere com’era fatto il suo ufficio. Il motivo è semplice: l’uomo che avrebbe dovuto prendere in mano urbanistica e lavori pubblici, Roberto Bruni, era stato socio di un’azienda, la Thauma Sas di Collecchio, finita nel registro dei fallimenti. Particolare che Pizzarotti sapeva, ma sul quale non ha approfondito. Ma non solo: Bruni, delegato dal sindaco ai lavori pubblici, aveva commesso un’irregolarità nella ristrutturazione della sua casa. Niente che abbia avuto seguito penale, ma pur sempre irregolarità, e sicuramente non un bel modo di cominciare per chi si reputa il nuovo.

Dicono che ieri le urla di Beppe Grillo le abbiano sentite anche sull’autostrada della Ci-sa. Pizzarotti non lo ha detto ai giornalisti, con i quali si è trattenuto qualche minuto, ma pare che Grillo e Gianroberto Casaleggio, a più riprese, gliene abbiano dette di tutti i colori. Per concludere con un “lavora e non ascoltare le critiche dei giornali”. Un sindaco che, comunque, Grillo e Casaleggio avevano già azzoppato bloccando la nomina di Valentino Tavolazzi, primo espulso del Movimento, che Pizzarotti aveva proposto come direttore generale del Comune di Parma. Nessuna esperienza, spalle gracili, una base frammentata, ma soprattutto un guru, Casa-leggio , che non lo adora: con queste premesse sta lavorando Pizzarotti. E con il terrore di inciampare alla fine per terra c’è caduto veramente.

Sui blog ci sono simpatizzanti del Movimento 5 Stelle che gli chiedono addirittura di farsi da parte. E le ragioni non stanno solo nell’aver scelto un assessore sbagliato nel posto sbagliato, ma nell’idea, tutta sua, di assumere i componenti della giunta sulla base del curriculum. Cosa che ha portato a un governo formato a pezzi e bocconi, e soprattutto composto esclusivamente da tecnici: l’ex giocatore di pallavolo allo sport, il commercialista di grido al bilancio e così via, fino all’architetto che si sarebbe dovuto occupare di urbanistica con un passato non proprio brillante.

Pizzarotti, ieri mattina, davanti ai giornalisti, ha ostentato quel briciolo di sicurezza che poteva mettere in piazza: “Non c’erano più le condizioni per lavorare sereni, noi sapevamo del fallimento, ma non dell’irregolarità edilizia. Irregolarità, e non abuso come hanno scritto alcuni giornali: non ha costruito un grattacielo senza permesso, ha spostato due muri”. Ma in privato anche lui si è sfogato contro Grillo e Casaleggio che, comunque, pretendono che una serie di linee guida vengano seguite. E su tutto pesa ancora l’affare Tavolazzi, l’uomo per il quale Casaleggio estrasse – non si è ancora capito bene con quale motivazione – il cartellino rosso. Espulso, il primo espulso. Lui che tutti i ragazzi che oggi compongono il Movimento, Pizzarotti incluso, aveva cresciuto. Viene da chiedergli se con Tavolazzi alla direzione generale l’errore sarebbe stato commesso lo stesso. Ma Tavolazzi, che in questi mesi si è sempre comportato da signore, non lo vuole questo cavallo per la corsa. “Pagano l’inesperienza, è vero”, dice al Fatto. “Ma nel caso di Parma era stato messo in conto. Questo deficit viene bilanciato dall’entusiasmo e dall’onestà della giunta che Pizza-rotti sta andando a comporre. Questo scivolone poteva capitare a tutti, me compreso, ma sono sicuro che con un po’ di tempo Parma vedrà dei buoni risultati”.

Da Milano, Casaleggio tace. Altrettanto fa Grillo da Genova, che sulla questione, stranamente, non è intervenuto. Nemmeno attraverso un post sul suo blog. Possibile che aspetti di capire anche lui come muoversi in un caos e tra i fucili puntati di tutti: avversari politici, stampa e i poteri forti che nell’Emilia si chiamano cooperative rosse e Unione industriali.

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