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L’antimafia di carta

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Ieri è stata diffusa la notizia della nomina di un nuovo assessore nel morente governo regionale siciliano. Il presidente Raffaele Lombardo ha nominato assessore alle infrastrutture il costruttore catanese Andrea Vecchio. Ora Lombardo fa le sue scelte e il suo mestiere. Il punto non è il presidente imputato di voto di scambio (con uomini di Cosa nostra) e in procinto di essere mandato a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa.

Il punto è Andrea Vecchio.

Questo signore si è accreditato come un campione dell’antimafia. Ha giurato (anche se le carte dicono ben altro) di essere sempre rimasto immune dal pagamento del pizzo, tanto che la mafia gli avrebbe fatto un bel numero di attentati. Gira pesantemente scortato, è indicato da conformisti commentatori di autorevolissime testate, come modello dell’ imprenditoria antimafia. Ivan Lo Bello lo ha appoggiato acriticamente dovunque, spazzando via senza pietà chiunque anche dentro Confindustria avanzasse dubbi su Vecchio e su di lui ha costruito la sua mirabile carriera di presidente dell’antimafiosissima Confindustria siciliana. Ebbene, Andrea Vecchio, quest’icona dell’antimafia, che chiedeva a Napolitano di inviare l’esercito in Sicilia contro il rackett del pizzo, ha accettato, senza battere ciglio, di entrare nel Governo Lombardo, non ha avuto esitazioni pur sapendo, come tutti, che a presiedere il Governo è una persona sulla quale pesa l’ombra di aver avuto rapporti con la mafia, non ha avuto dubbi, a sedersi al tavolo con un Presidente che, stando a quanto afferma la Procura di Catania, durante le elezioni si sedeva con uomini della famiglia mafiosa catanese.

Mi chiedo se Vecchio almeno provi un po’ di vergogna e mi chiedo ancora con quale faccia di bronzo si presenterà al prossimo convegno antimafia o salotto televisivo a pontificare di legalità e azione antimafia.

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