Giovani mamme milanesi contro Palazzo Marino. Perché i genitori dei bimbi rimasti senza posto alle scuole materne protestano. E denunciano che la lista di attesa nelle graduatorie di iscrizione è ben più lunga di quanto dichiarato dal Comune: almeno 1.052 bambini esclusi secondo l’associazione MaMi, anziché i 652 calcolati dall’assessorato a Educazione e Istruzione.

Venerdì scorso l’amministrazione ha pubblicato le graduatorie relative agli asili nido (al momento sono senza posto 1.322 bimbi sulle 7.404 nuove domande di iscrizione) e alle materne, per le quali è stata annunciata con un certo vanto la riduzione della lista di attesa rispetto all’anno precedente: sarebbe passata da 729 bambini a 652, grazie anche all’apertura di 20 nuove sezioni distribuite su diverse strutture della città. Ma nei conti di Palazzo Marino qualcosa non torna. Almeno secondo l’associazione MaMi (Mamme a Milano): “Conosco diverse famiglie a cui non è stata assegnata alcuna scuola materna – racconta Renata Guizzetti, una delle fondatrici dell’associazione -. Così mi sono messa a controllare gli elenchi”. Dai file pdf pubblicati sul sito del Comune, Renata ha preso tutti i nomi dei bimbi esclusi, li ha copiati in un file excel e ha tolto le ripetizioni dei piccoli in lista di attesa in più zone della città. Risultato: “I bambini senza posto sono 1.039”. Non 652, quindi.

Dagli uffici dell’assessore e vice sindaco Maria Grazia Guida ribattono che i loro numeri sono il risultato di un programma informatico con cui sono stati elaborati i dati. E spiegano che, grazie alle rinunce, gran parte dei bambini ora in lista di attesa rientreranno in graduatoria, così come è accaduto in passato. Per i nidi, poi, le famiglie potranno contare sui posti negli asili privati convenzionati. Mentre per quanto riguarda le materne, da gennaio tre nuove sezioni apriranno nel quartiere Santa Giulia e “recupereremo da 5 a 10 altre sezioni – spiega Guida – grazie alla collaborazione dell’Ufficio scolastico territoriale, attraverso il quale potremo utilizzare educatrici statali per potenziare l’offerta”.

Ma le socie di MaMi non ci stanno e sulla pagina Facebook dell’associazione monta la protesta. Più che giustificata, spiega Renata: “Una mamma che lavora entra nel panico, se vede che suo figlio è senza posto. Anche se poi magari le cose si sistemano”. E la soluzione, secondo le mamme, non può certo essere quella di portare i piccoli in strutture lontane da casa. Per questo contestano che alcune delle nuove sezioni siano state aperte in quartieri dove la domanda non è particolarmente elevata. Per poi avere un caso come quello di Zona 3, dove “su 1.148 posti richiesti – spiega Renata – ne sono stati assegnati 786. Restano fuori 362 bambini, il 32%, quasi un terzo di chi ha fatto domanda per un posto in quella zona. E’ una situazione assurda e inaccettabile”.

“Il problema è strutturale – sostiene un’altra mamma, Valentina Bongiovanni -. Nelle aree in cui si è costruito di recente, non c’è stata pianificazione dei servizi”. Valentina abita in zona Precotto: lì vicino è stato da poco edificato il quartiere Adriano, tanti nuovi appartamenti, ma finora nessun asilo e nessuna scuola. “E’ un quartiere giovane, in cui vivono molte famiglie con bambini – continua la giovane mamma – e tutte si sono riversate sui servizi di Precotto”. Il bimbo di Valentina quest’anno esce dall’asilo nido. Nella sua sezione sono in 15: due coppie di gemelli non hanno avuto problemi con le graduatorie per la scuola materna comunale, perché hanno la precedenza, mentre degli altri 11 solo a quattro è stato assegnato un posto. “Mio figlio dovrò portarlo in una scuola privata a due fermate di metrò”, si lamenta Valentina, che già è preoccupata per i soldi in più da sborsare. C’è poi un’altra questione: “Le materne private sono quasi tutte cattoliche, mentre noi siamo atei. E una coppia di genitori musulmani o cinesi come fa?”.

Queste cose Valentina le ha dette martedì scorso in Consiglio di Zona 2. In attesa che le istituzioni si muovano, a Precotto è già partita una raccolta di firme. Mentre per il 28 maggio l’associazione MaMi ha organizzato un incontro, perché le mamme milanesi possano mettersi d’accordo sulle richieste da avanzare a Palazzo Marino.

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