La Lega, dopo la sconfitta elettorale delle scorse amministrative, ripensa alla strategia politica per riconquistare il consenso. Roberto Maroni, lasciando l’assemblea di Confindustria, ha spiegato che il Carroccio deciderà al congresso di fine giugno se lasciare il Parlamento. Poi ha annunciato iniziative del partito “per trovare nuove e concrete risposte alla questione settentrionale”.

Abbandonare Roma è una possibile soluzione, anche se, ribadisce l’ex ministro “di questo ne discuteremo al congresso”.

L’idea di non presentarsi più alle politiche o comunque di dare meno rilevanza alla rappresentanza in Parlamento non è nuova. Il primo a evocarla fu Umberto Bossi, il 24 aprile scorso, a margine di un comizio a Como. “E’ stato un errore, per la Lega, andare a Roma”, aveva sentenziato il senatur. “Spero sempre che nessuno vada pià a fare il deputato compreso me”, aveva aggiunto.

A tornare sulla ‘tentazione’ dei ‘lumbard’ era stato poi lo stesso Maroni, circa dieci giorni fa. “Non escludo neanche che, al prossimo congresso federale, passi la linea di non andare più in Parlamento”, aveva sostenuto l’ex ministro dell’Interno, conversando coi giornalisti, al termine del congresso romagnolo, a Cesena. Il Carroccio, aveva chiarito Maroni, è una “forza territoriale”, diversa, “geneticamente”, dagli altri partiti, che hanno “l’ossessione e l’unico fine” di andare in Parlamento.

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