“Non chiediamo favori o privilegi, solo certezze”. Inizia così il lungo discorso di insediamento di Giorgio Squinzi alla presidenza di Confindustria. A salutare il suo ingresso nell’unione degli industriali, il predecessore Emma Marcegalia:  “La Confindustria si è completamente ricompattata, sono sicura che Squinzi farà un ottimo lavoro”. L’imprenditore del settore chimico ha deciso di mettere tutte le carte sul tavolo per il suo discorso di insediamento, a partire dalla congiuntura economica: “La crisi esplosa negli Usa nel 2007 ha prodotto danni più gravi in Italia che nella maggioranza degli altri paesi. Ora dobbiamo fermare questa emorragia. Dobbiamo ridare speranza”. Le unità di “misura” scelte per motivare le sue parole sono il numero di aziende fallite e la disoccupazione: “L’emorragia si misura con le decine di migliaia di imprese che non sono sopravvissute alla crisi. Si misura con gli oltre due milioni e cinquecento mila persone che non trovano lavoro. Con il senso di sgomento che attraversa il Paese bisogna avere l’ossessione verso la crescita. La bassa crescita dell’Italia è determinata soprattutto dalla difficoltà di fare impresa”.

All’assemblea è intervenuto anche il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera che ha promesso “una task force ad hoc entro l’estate con cui migliorare la vita delle imprese”. Perché l’Italia diventi “un luogo più facile per le imprese”, ha detto rivolto a Squinzi. 

VIDEO – Squinzi: “Governo arresti emorragia per imprese e lavoro”

Il neo presidente cerca di motivare l’assemblea: “E’ giusto chiedere aiuto a chi te lo può dare, ma devi sapere che alla fine devi contare sulle tue forze. Senza arrendersi mai. Il Paese ha bisogno di basi solide. Ci vogliono soluzioni di breve termine per superare la crisi e soluzioni di lungo termine per convogliare il risparmio verso investimenti distribuiti nel tempo che diano occupazione e sviluppo”. Secondo Squinzi quindi bisogna agire subito: “Il nostro primo compito è arrestare l’emorragia e restituire fiducia”. 

Poi l’imprenditore si rivolge alla politica partendo dalla riforma del lavoro: “La riforma del mercato del lavoro appare meno utile alla competitività del Paese e delle imprese di quanto avremmo voluto. E’ una riforma che modifica il sistema in più punti ma, a nostro giudizio, non sempre in modo convincente”. Sulle spese della Pubblica amministrazione invece: “Occorre un impegno serio,determinato, continuo per ridurre la spesa pubblica. Non possiamo accontentarci di una spending review che sia solo una bella analisi dei tagli possibili. Servono tagli veri”. Mentre sul livello di tassazione: “Il fisco è in Italia una zavorra intollerabile che si aggiunge ad altre zavorre; con una pressione fiscale reale complessiva al 68,5% contro il 52,8% in Svezia, il 46,7% in Germania, il 37,3% nel Regno Unito”. Per quanto riguarda le riforme in generale: “La riforma della pubblica amministrazione è la madre di tutte le riforme. E’ la riforma che insieme alla semplificazione normativa più ci può aiutare a tornare a crescere. Subito credito alle imprese”. Squinzi ha inoltre duramente criticato la norma sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’impresa: “Su questi temi – ha scandito – voglio dire con chiarezza che siamo assolutamente contrari a ogni imposizione per legge di forme di cogestione o codecisione”.

Infine ricorda il peso della pubblica amministrazione: “La burocrazia che per i soli adempimenti ci costa 45 miliardi in più rispetto ai migliori esempi nel resto d’Europa è insostenibile come lo è il costo dell’energia elettrica più alto in media del 30% rispetto agli altri paesi europei”

Poi l’ex presidente di Federchimica passa alle banche: “La carenza e i costi del credito sono il nodo più urgente da sciogliere perchè sta soffocando il tessuto produttivo. Per questo alle banche e allo Stato italiano chiediamo uno sforzo aggiuntivo”. Mentre ai suoi colleghi ricorda l’emergenza giovani: “‘Se non apriamo ai giovani nuove possibilità di occupazione e di vita dignitosa, nuove opportunità di affermazione sociale, la partita del futuro è persa non solo per loro, ma per tutti, per l’Italia. Le nostre sorti sono legate a questo Paese da un nesso indissolubile. Perché noi crediamo in questo Paese, altrimenti non faremmo il mestiere che facciamo”.

Concludendo Squinzi riassume in 4 punti su cui chiede di confrontarsi: “Riforma e debiti della Pubblica Amministrazione, tagli delle spesa pubblica e riduzione della pressione fiscale, credito alle imprese. Su questi chiediamo al Governo di intervenire per dare il via a una nuova politica fiscale. No a nuovi balzelli o a tasse fantasiose che creerebbero solo incertezza e sfiducia. Stiamo solo chiedendo di poter lavorare in un Paese meno difficile e inospitale, più normale, più simile agli altri Paesi avanzati. Non chiediamo favori o privilegi, solo certezze”.