Si continua a cercare un collegamento tra l’attentato e la scuola. È questa la principale pista d’indagine. Un forte risentimento verso gli insegnanti o verso l’amministrazione. Gli investigatori del Ros dei carabinieri e dello Sco della Polizia si stanno concentrando su episodio avvenuto a fine aprile, un alterco a scuola, che vede coinvolto personale dell’istituto, finito con un “ve la farò pagare” tra l’androne e le scale. Un episodio che emerge dall’indagine, ma non dai verbali e dalle testimonianze, segno che qualcuno, nella scuola, non sta dicendo la verità fino in fondo.

Non la pensa così il preside dell’istituto Angelo Rampino, che oggi ha smentito categoricamente la circostanza. “Non si tratta assolutamente di una vendetta nei confronti della scuola” ha detto ai giornalisti il dirigente scolastico, secondo cui “non ci sono state persone nei giorni e nelle settimane precedenti l’attentato che hanno fatto minacce all’interno della scuola. Ho fatto il punto con genitori, collaboratori e docenti della scuola e posso assicurare – ha spiegato il preside – che non è successo assolutamente niente. Ho chiesto a tutti i collaboratori se ci sia stato qualche episodio particolare e tutti hanno detto di no, assolutamente no”. Angelo Rampino, poi, ha fornito anche altri particolari. Tra cui uno che potrebbe significare molto per comprendere l’attività investigativa. ”Ci sono altre immagini, riprese da altre telecamere nel quartiere, dell’uomo che sabato mattina alle 7.45, ha fatto esplodere un ordigno davanti alla scuola, provocando la morte di Melissa Bassi e il ferimento di altre cinque studentesse” ha detto il preside. Che poi ha aggiunto anche altri dettagli. La persona che si vede nell’atto di spingere il tasto di un telecomando nei pressi del chiosco di fronte alla scuola, è stato ripreso “anche prima dell’esplosione – ha detto Rampino – e circolava nel quartiere”. Le immagini sono state fatte vedere al preside dagli investigatori e si riferiscono – presumibilmente – a riprese fatte dalla telecamere dopo le cinque del mattino.

Il quinto giorno dopo l’esplosione segna il quinto round vinto dall’assassino di Melissa Bassi: è ancora libero. Con i suoi complici. Se ve ne sono. Si continua a sospettare di una persona che, in queste ore viene monitorata 24 ore su 24, gli investigatori stanno valutando in anticipo l’ipotesi che abbia un alibi, pare che non abbia agito da solo e vive nel territorio brindisino. Si segue anche un filone mesagnese legato alla sacra corona unita: un boss della Sacra corona unita (Scu) sparò al padre di una delle ragazze sul pullman, in seguito a un litigio avvenuto in carcere. Le videocamere del chiosco, quelle che hanno registrato l’immagine del killer mentre preme il telecomando, riservano ulteriori speranze: hanno memorizzato filmati per quattro o cinque giorni prima l’esplosione.

Se il killer ha effettuato un sopralluogo, passando dietro il chiosco che l’ha protetto dallo scoppio, la sua presenza è stata quindi registrata. Gli investigatori – che hanno praticamente acquisito le registrazioni di tutte le videocamere sparse per la città – stanno riguardando i filmati. Li osservano in tempo reale: ogni ora di registrazione equivale a un’ora di sguardi sui monitor. Cinque giorni, quindi, sono necessari soltanto per controllare i filmati del chiosco, ai quali bisogna aggiungere tutti gli altri. Infine, non è certo che l’esplosivo sia gas. I testimoni giunti dinanzi alla scuola Morvillo Falcone, la mattina di sabato, subito dopo l’esplosione, non ricordano d’aver sentito odore di gpl. Qualcuno dice d’aver riconosciuto l’odore della polvere pirica o dell’ammonio. Ma come dice uno degli investigatori: a 96 ore dall’esplosione, adesso, inizia il momento dell’analisi. L’analisi dei risultati ottenuti dalla polizia scientifica, per esempio, che ha repertato tutti i detriti e li sta analizzando. E anche l’analisi delle ferite che, insieme con gli altri elementi, consentirà di capire qual è il vero tipo di esplosivo utilizzato. Ma non sono le uniche analisi che, a cinque giorni dalla tragedia, è necessario svolgere. Chi ha ucciso Melissa, e ferito le sue sei compagne, è ancora libero. E qualche domanda è necessario farsela.

In quanti hanno organizzato e portato a termine l’attentato? Per il momento non è chiaro neanche questo. La tesi dell’uomo solo, tra gli investigatori, continua a essere presa in considerazione: non è quindi esclusa. Siamo quindi al punto di partenza.

Perché la scuola Morvillo-Falcone? Anche in questo caso, dopo cinque giorni, la domanda iniziale resta senza risposta: la tesi principale è che l’attentato sia legato all’istituto, al di là del suo simbolico nome, ma non si può ancora escludere che, al contrario, qualcuno ha voluto colpire puntando al simbolo, a pochi giorni dal ventennale della strage di Capaci e a 24 ore dal passaggio della carovana antimafia.

Qual è la matrice dell’attentato? Continua a tenere banco – nonostante il fascicolo sia passato dalla procura ordinaria a quella antimafia – l’idea che si tratti del gesto di una o due persone, scollegate dalla criminalità organizzata, nel senso che non sarebbero affiliati alla mafia locale. L’ipotesi che ci sia una strategia mafiosa, di livello locale, o legata alle altre mafie, stenta ancora a decollare. Troppa sproporzione tra l’entità dell’attentato e gli interessi della Sacra Corona Unita. Metodologia – nell’esplosivo e nell’obiettivo – non rituale per la criminalità del brindisino. Stesso discorso per l’attentato terroristico di matrice politica: niente, finora, sembra convincere gli inquirenti ad avvalorare questa ipotesi.

Intendevano colpire le ragazzine? Sembra escluso che si volesse colpire una studentessa in particolare. Il tipo di ordigno è finalizzato a colpire nel mucchio, al passaggio della prima persona, attivando l’innesco volumetrico. Nessuno sente di escludere, però, che si volesse colpire proprio alcune ragazze di Mesagne.

Nel frattempo, peggiorano le condizioni di Veronica, 16 anni, la più grave delle studentesse ferite nell’esplosione. La ragazza è stata trasferita alle 10 nell’unità di terapia intensiva ‘Grandi Ustioni’ dell’Azienda Ospedaliera di Pisa “per il prosieguo – è scritto in una nota del direttore del Reparto di Rianimazione dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce Raffaele Caione – del trattamento intensivo della patologia traumatica da ustioni e toracico-polmonare. La stabilità delle condizioni cliniche – continua il comunicato – ha permesso il trasferimento presso tale centro. La prognosi rimane tuttora riservata”. In lento miglioramento, invece, le condizioni delle altre ragazze ferite.

da Il Fatto Quotidiano del 24 maggio 2012

aggiornato da Redazione Web alle 14.57 del 24 maggio 2012

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