30 anni, una laurea in Scienze Ambientali all’università di Damasco e un master in “Gestione Ambientale del Mediterraneo” conseguito in Italia. E’ Farah Hwijeh, nata il 10 febbraio del 1982 a Salamiyya in Siria e arrestata dai servizi di sicurezza, senza motivo alcuno, il 5 maggio scorso. Da allora la sua famiglia non ha avuto più notizie di lei.

Sua cugina, Eva Zidan, archeologa all’università di Udine, nonché mia cara amica, mi ha detto: “Non abbiamo saputo né in che prigione è rinchiusa né quando e se verrà processata. Di mia cugina se ne sta occupando suo padre, avvocato, che da anni assiste i prigionieri di coscienza. Siamo davvero preoccupati”.

Di seguito potrete leggere l’appello disperato che la famiglia ha scritto e rivolto a tutti.

“Farah è una volontaria attiva. Ha partecipato a molti progetti con l’Associazione siriana per l’ambiente tra cui la realizzazione del giardino botanico, una mostra sui fiori, il rinfoltimento della flora del monte Qasiun che svetta su Damasco.

Ha preso parte anche a molte attività per i bambini malati di cancro.

Nel luglio 2006, durante la guerra di Israele contro il Libano era lì, sul confine siro-libanese, ad aiutare le famiglie libanesi in fuga verso la Siria.

Farah è stata l’ideatrice del progetto “coperchi di plastica”: ha avuto l’idea di raccogliere i coperchi in plastica delle bottiglie, di rivenderli a industrie di riciclaggio della plastica a Damasco e utilizzare i soldi ricavati per comprare sedie a rotelle per i bambini che ne hanno bisogno.

Farah si è molto impegnata anche per la salvaguardia dell’Ibis testanera – Abu Manjal – un uccello che vive in Siria, in una zona semi-desertica, e che è a rischio di estinzione.

Farah ora è in carcere. È in prigione nel paese che ama… Qual è il crimine che ha commesso? Addebitiamo la responsabilità di qualunque danno arrecato a Farah Hwijeh alle forze di sicurezza siriane e chiediamo il suo rilascio immediato.

 http://www.facebook.com/#!/Freedom.for.Farah.Hwijeh

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

I Laogai e i diritti negati

prev
Articolo Successivo

Eterologa, divieto incostituzionale? Attesa per il responso della Consulta

next