Non è stato il trionfo sperato a tratti durante la campagna: il salto al 2° turno, la sfida finale del 6 maggio. Ma Marine Le Pen rappresenta comunque il «terzo incomodo» di questo primo turno delle presidenziali francesi. Con una quota di voti, che dovrebbe rappresentare il record storico per il candidato del Front National alle presidenziali.

Meglio di Mélenchon, il Le Pen di sinistra – Negli ultimi giorni erano sempre più insistenti le voci su un possibile sorpasso nei suoi confronti da parte del leader dell’altro estremo, a sinistra, Jean-Luc Mélenchon, l’uomo dalla cravatta rossa. Cosi’ non è stato. Marine Le Pen ha convinto di più, pescando in un vasto bacino di scontenti, di anti-sistema, di qualunquisti, di chi tira a fatica la fine del mese.

L’eterno confronto con il padre – Ultima delle tre bionde figlie di Jean-Marie, è una vita che Marine si confronta con il padre. Anche stavolta sarà inevitabile. Ebbene, dovrebbe aver centrato il record storico per un candidato dell’Fn alle presidenziali. Forse ha superato addirittura la quota del 20%. Jean-Marie Le Pen era arrivato al 15% nel 1995 e poi al livello record del 2002, il 16,86%. Ma era poi sceso nel 2007 al 10,44%, nel pieno di una crisi forte (anche finanziaria) del suo partito. Da allora la figlia ed ereditiera si è ripromessa di risalire la china.

Dédiabolisation, parola d’ordine – Nel 2007 la Le Pen decise di prendere la residenza a Hénin-Beaumont, cittadina operaia del Nord in crisi. Li’ è diventata consigliere municipale, facendo sfiorare al suo partito la vittoria alle municipali del 2009. Da Hénin-Beaumont è partita la sua battaglia per ottenere la presidenza del partito (vi è stata nominata nel 2010). Il suo obiettivo, in ogni caso, è stato costantemente «sdoganare» il Front National con un discorso che potesse mantenere i temi tipici dell’estrema destra francese sulla lotta all’immigrazione, la priorità della sicurezza, le critiche all’Europa burocratica e non. Ma senza le derive razziste e antisemite di Jean-Marie Le Pen.

Il personaggio Marine – Di sicuro la signora, 43 anni, non ha l’oratoria del padre e neppure la sua cultura, soprattutto umanistica (nonostate si sia laureata in legge alla prestigiosa università di Assas a Parigi e abbia esercitato come avvocato). Ma in tv rende molto bene. Sa reagire con abilità ai dibattiti televisivi. Si infervora, ma non si arrabbia mai, evitando anche qui gli eccessi del padre, le sue ire violente. Anche in questo modo (e l’ha aiutata moltissimo la tv, dove Jean-Marie Le Pen, che condannava il proprio ostracismo, compariva di rado) ha ottenuto nuovi consensi, soprattutto fra i giovani (un ultimo sondaggio, due settiane prima del turno, la davano come la preferita nella classe d’età 18-24 anni). Nello sdoganamento di lei e dell’Fn è stato fondamentale il ruolo di due persone: Louis Aliot, il compagno di Marine, vicepresidente del Front, e Florian Philippot, direttore strategico della sua campagna, proveniente addirittura dalla prestigiosa Ena, l ‘Ecole nationale d’administration. Risponde sempre imperturbabile alle domande dei giornalisti: distante anni luce dallo stile del Front National.

Non è facile essere una Le Pen – La candidata dell’Fn ha anche puntato molto su un certo vittimismo, sulla sua difficile esistenza come figlia di cotanto padre. Ha raccontato la propria esperienza nel libro autobiografco «A contre flots» (« Controcorrente»). Ad appena otto anni Marine scampo’ a un attentato (venti chili di esplosivo) che fece saltare li aria ’appartamento familiare: un’oscura storia legata a un’eredità che Le Pen ricevette da un amico ricchissimo (e spesso alcolizzato), Hubert Lambert, contro il volere della famiglia del miliardario. A 16 anni si ritrovo’ con le sorelle alla trasmissione televisiva « l’Heure de la vérité », sul secondo canale pubblico, dove il padre cerco’ di presentarsi come una persona «normale», accompagnato dalle tre (bionde) figlie, dall’apparenza perfetta. Lo stesso anno la madre di Marine, Pierrette Lalanne, fuggi’ con il biografo del marito. Fini’ anche nuda su Playboy. Marine e le due sorelle non la videro per 15 anni. Tutto questo fa parte di una certa mitologia della «povera» Marine. E della riscossa cercata tutta una vita.

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