Un negozio di computer viene inaugurato nel centro commerciale di una periferia romana. Come fatto, non dovrebbe essere sufficiente per costituire una notizia. Lo diventa se, a causa di un ufficio stampa e comunicazione fin troppo astuto e senza alcun ritegno, si ordina ai dipendenti di fare una cosa assurda e inusuale. Per esempio, un’articolata coreografia di balletto di gruppo, al punto da venire ripresa da diversi telefonini e poi fatta girare viralmente in rete.

Lo so che attirando la vostra attenzione su questo obbrobrio faccio implicitamente il gioco dell’ufficio stampa della ditta americana che vuole far sapere dell’inaugurazione di un suo nuovo punto vendita in Italia. Vi invito ugualmente a vedere il video del balletto dei dipendenti, perché non credo occorra essere fini intellettuali per capire che tutto ciò ha a che fare con i concetti di dignità del lavoratore, precarietà dello stesso, reificazione e sfruttamento del corpo giovane. Magari mi sbaglierò, ma non credo che i commessi del negozio di computer in questione abbiano il margine per rifiutarsi di dimenarsi come babbuini davanti al potenziale pubblico di clienti, e mantenere il posto di lavoro. Inoltre viene da chiedersi: ma questa ditta assume i suoi commessi per le loro conoscenze tecnico-informatiche, o in virtù delle loro abilità coreografiche e ballerine?

E quando i balletti d’inaugurazione saranno diventati una cosa abituale, cosa sarà lecito aspettarsi? I commessi che camminano sul filo del trapezio? La commessa che infila la testa tra le fauci della tigre? La fila di commessi che salta nel cerchio di fuoco?

Meno male che a Pier Paolo Pasolini l’hanno ammazzato prima di inaugurare questi negozi nelle periferie romane. Se fosse stato vivo oggi e avesse visto tutto ciò, penso si sarebbe sparato.

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