Due carte coperte a testa, cinque carte scoperte comuni, prima tre poi un’altra, poi un’altra ancora, ad ogni virgola di questa frase corrisponde un momento in cui si può puntare, rilanciare o abbandonare la mano.

Alla fine chi rimane nella mano, o chi ha il punto più alto utilizzando le cinque migliori carte tra le sette di cui dispone, vince il piatto.

Se stai giocando un torneo vuol dire che hai pagato un iscrizione (di cui in media il 90% va a formare il montepremi) e ti hanno dato in cambio delle chip virtuali, quando le hai finite sei eliminato; e così via finché non ne rimane solo uno. Il 10-15% degli iscritti vincono un premio.

In alcuni tornei solo per un periodo limitato di tempo si può ricomprare la posta iniziale (Rebuy), in altri ancora vinci una taglia per ogni giocatore che elimini (Bounty).

Possono cambiare il numero dei giocatori per tavolo o la dotazione di chip iniziale ma per fare in modo che il torneo abbia una fine l’entità delle puntate obbligatorie (bui) sale ogni tot minuti e dopo un po’ sei costretto a giocare.

Se stai giocando cash game i soldi sono veri ma i bui non cambiano e la posta minima e massima che puoi portare al tavolo è fissa. Puoi scegliere il livello che preferisci, non sei mai costretto a giocare una mano e puoi decidere di alzarti quando vuoi. Chi organizza trattiene circa il 5% degli importi giocati.

E’ tutto qui.

Cinque minuti per imparare le regole e tutta la vita per imparare a vincere.

Si perché nel texas hold’em, la variante di poker più giocata nel mondo, contano la statistica, la psicologia e la fortuna.

Ma di questo parlerò in un altro post

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