A pensar male si fa peccato ma quasi sempre si indovina. Quasi, quello è il problema. Qualche giorno fa sul Fatto abbiamo pubblicato un pezzo sulle grossolane semplificazione di cui la Rete è stata oggetto nel magico mondo dell’informazione. “Rivolta del web”, “popolo della rete”, ad esempio. Tutte locuzioni vuote perché delineano delle nicchie e non l’opinione pubblica. Impariamo a capirlo. Iniziamo a conoscere il mezzo e a riconoscere che le generalizzazioni ingannano tanto chi scrive quanto chi legge.

La premessa è chiara. Per molti, ma non per tutti. Fra questi Il Giornale che trae le (sue) conclusioni: la sinistra butta a mare il “popolo del web” e lo uccide, negandone l’esistenza. Il motivo? Ormai Silvio Berlusconi non è più a Palazzo Chigi. Quindi anche i ‘radical chic’ che fino a ieri lanciavano strali contro il Cavaliere buttano a mare i commentatori virtuali di opposizione. Non servono più. Erano altri tempi, insomma.

Per dimostrarlo, scrive Il Giornale: “Quando Silvio Berlusconi era presidente del Consiglio tutto faceva brodo. Anche il commento anonimo lasciato su un forum disperso nella rete andava bene per tuonare che “il popolo del web” se la prendeva col governo, e via con lezioni di sociologia (d’accatto) e analisi da sondaggista (approssimativo)”.

In più, leggiamo, “ci si mette pure il Fatto quotidiano [e linkano il pezzo di cui sopra, ndr] che dopo aver fatto da cassa di risonanza a tutti i mal di pancia del web ora ne decreta la morte”. Veramente nessuno è morto, anzi. E’ vivo e inizia ad avere un volto. Rappresenta una parte di opinione pubblica, magari, e non è detto sia rappresentativa. Per fare un esempio politicamente simmetrico, non è detto che i commenti contro Pisapia rappresentino lo sfogo postelettorale dei milanesi già delusi. Giusto?

A suonare “le campane a lutto per gli internauti” di certo non è Il Fatto Quotidiano, ma articoli che preferiscono stuzzicare ancora il pretesto ideologico anziché conoscere l’oggetto del dibattito. Il solito dito al posto della luna. Che in questo caso è la Rete e l’uso dei commenti che si può fare a livello giornalistico. Nella trappola delle approssimazioni per fare i titoli siamo caduti tutti, anche chi non lo ammette. Anziché estrarre Berlusconi dal cilindro in mancanza di argomenti migliori, sarebbe interessante andare oltre. E pensare a un uso intelligente dei social network, anche per un Giornale.

ps: questo può sembrare un post off topic, visto che il pezzo del Fatto è uscito il 19 marzo e quello del Giornale il 22. Ma il dibattito è di estrema attualità.

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