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Processo a Tarantini sulla sanità in Puglia Eliminate dai giudici 11mila intercettazioni

Il gip accoglie un'eccezione degli avvocati: le registrazioni erano state ascoltate in stanze non in uso alla Procura. I fatti risalgono a quando l'imprenditore gestiva società di apparecchiature sanitarie. Secondo le accuse influenzava i vertici delle Asl
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Gianpaolo Tarantini

Alcune migliaia di intercettazioni sono state definitivamente eliminate dal processo a carico dell’ex imprenditore sanitario Giampaolo Tarantini, suo fratello ed altri, compreso l’allora consigliere regionale dell’Udc Salvatore Greco. Lo ha deciso il tribunale di Bari, rigettando un’istanza di opposizione alla cancellazione presentata dal pm Lidia Giorgio. Le intercettazioni che resteranno fuori dal processo sono circa 11mila.

Si tratta di uno dei numerosi filoni processuali che riguardano la sanità pugliese nel decennio passato, quando Tarantini gestiva alcune società di apparecchiature sanitarie. I fratelli Tarantini e il politico, secondo la Procura, tra il 2001 e il 2004 avrebbero costituito un’associazione a delinquere che influenzava i vertici delle aziende ospedaliere pugliesi nell’acquisto dei prodotti sanitari, commercializzati dalle società dei due imprenditori. Nel processo sono imputati anche alcuni medici, che all’epoca dei fatti erano primari di ortopedia di alcuni ospedali pugliesi, accusati a vario titolo di associazione per delinquere, corruzione e falso.

La decisione del collegio della prima sezione penale (presidente Giovanni Mattencini) ha accolto un’eccezione procedurale presentata dai difensori degli imputati sulla circostanza che gran parte delle registrazioni erano state ascoltate in stanze del tribunale non in uso alla Procura della Repubblica. A tale richiesta della difesa si era opposto il pm nei mesi scorsi, allegando all’istanza di opposizione sei documenti sulla giurisprudenza in materia, tesi a dimostrare come quelle registrazioni fossero state ascoltate in una sala supplementare degli uffici della Procura, quella della polizia giudiziaria, così come prevede la legge nei casi in cui non ci siano in Procura altre postazioni libere. Il tribunale ha respinto questa tesi sostenendo che l’accusa non è riuscita a dimostrare che le stanze in oggetto appartenevano alle pertinenze della Procura.

Dalla planimetria del palazzo di giustizia di via Nazariantz risalente al 2002, chiesta dal presidente Mattencini nella scorsa udienza, è emerso che la sala nella quale vennero ascoltate quelle intercettazioni, al piano interrato del palazzo, non era in uso alla Procura, come sostenuto dal pm, ma alla polizia giudiziaria, come sostenuto dalla difesa di Tarantini, che aveva già chiesto ed ottenuto l’inutilizzabilità delle intercettazioni.

L’esclusione dal processo dei colloqui intercettati ha di fatto quasi azzerato le prove a carico degli imputati, come i presunti coca-party tenuti nella villa di Giovinazzo (in provincia di Bari) di Gianpaolo Tarantini, tra il luglio 2002 e il febbraio 2003. Del resto anche tutti i collegamenti tra Greco, coordinatore regionale de ‘La Puglia Prima di Tutto’, e Tarantini erano contenuti nelle conversazioni.

Restano agli atti i documenti acquisiti nel corso delle indagini, (per esempio i pagamenti dei viaggio che proverebbero il prezzo della corruzione) e alcuni stralci di interrogatorio di Gianpaolo Tarantini risalenti agli ultimi anni.

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