Dopo decenni di muro contro muro, di bicamerali fallite e di riforme (elettorali) approvate a maggioranza, il tema dell’assetto istituzionale del Paese sembra diventato risolvibile in una mattinata. Anzi meno: in poche ore di riunione congiunta tra leader di partito che fino a poche settimane fa erano in netta contrapposizione. La triade Angelino Alfano (Pdl), Pier Luigi Bersani (Pd) e Pier Ferdinando Casini (Udc-Terzo Polo) sbandiera oggi un accordo sulle linee guida delle riforme, promettendo tempi rapidi. Ma escludendo la legge elettorale. E senza entrare nel merito delle altre “novità”. “Dopo anni di guerra civile e ideologica – dichiara il leader Udc Pierferdinando Casini – ora c’è un clima nuovo, c’è stata una svolta permessa dal nuovo corso politico inaugurato dal governo Monti. Incrociando le dita è la prima volta, dopo decenni, che è possibile fare delle riforme condivise”. Concilianti anche le dichiarazioni di Bersani: “Sì, c’è un’intesa sulla riduzione del numero dei parlamentari e – afferma – anche sulla riforma del bicameralismo perfetto. Ora il Parlamento deve prendere il ritmo”.

I tre leader insomma hanno dichiarato oggi alla Camera di essere tutti d’accordo. Ottimisti persino sui tempi di presentazione entro poche settimane alle commissioni parlamentari di un testo condiviso. Cosa dovrebbe contenere questo testo come punti salienti? In primis la riduzione del numero dei parlamentari appunto, poi il superamento del bicameralismo perfetto, la sfiducia costruttiva e il potere di nomina e revoca dei ministri da parte del premier, inoltre la riforma dell’articolo 117 della Costituzione. “La legge elettorale – ha dichiarato Casini – verrà dopo”.

Certo, i dubbi sono legittimi. Difficile che un vertice fulmineo abbia permesso di trovare un accordo sulle riforme, laddove per anni ad ogni punto di contatto alla ricerca del tanto sbandierato “dialogo costruttivo”, il massimo che sia stato prodotto tra centrosinistra e centrodestra è stata la Bicamerale del ’97 presieduta da D’Alema e finita con uno sgambetto di Berlusconi. E, guarda caso, resta fuori dal “tavolo delle trattative” la questione più spinosa: la legge elettorale. Complicato, infatti, che si trovi un accordo per cambiare il Porcellum. Anche perché c’è da tener conto anche degli altri due grandi partiti in Parlamento: Lega e Idv, tenuti per il momento fuori da questi incontri e Di Pietro nei giorni scorsi ha fatto sapere che gli incontri nel “sottoscala” non sono a lui graditi.

I presidenti di Camera e Senato intanto si dicono ottimisti, per Schifani “i tempi sono ristretti, ma sono fiducioso e se ci si mette un po’ di buona volontà, e c’è condivisione politica, ce la si può fare”. “Ci sono segnali positivi: il confronto tra le forze politiche – dichiara invece Fini – si è avviato e si stanno registrando delle importanti convergenze”.

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