Le bombe di Celentano fanno volare gli ascolti (48% di share) e contemporaneamente esplodere la Rai. Il giorno dopo gli attacchi alla Chiesa, ai giornali cattolici, alla Corte costituzionale per la bocciatura dei quesiti referendari, al direttore generale Rai Lorenza Lei per la perdita di Santoro, Viale Mazzini è un campo di battaglia.

Mauro Mazza ieri sera non si è alzato ad applaudire Celentano. Poi si è assentato qualche minuto, verosimilmente raggiunto da una telefonata dei vertici. Stamattina ha cercato di prendere le distanze: “La chiusura di un qualsiasi giornale non si invoca mai: sono cose brutte e ad ascoltarle si avvertono i brividi lungo la schiena. Se fossimo di fronte a un filosofo contemporaneo, come Sgalambro o Cacciari potremmo discutere, contrastare. Ma la chiusura di un qualsiasi giornale non si invoca mai. Celentano è un grande cantante, ma un pessimo tele-comunicatore”.

Non è bastato però, la Lei ha commissariato il Festival: un breve comunicato stampa informa che “vista la situazione che si è venuta a creare” si è deciso “di inviare il vice direttore per l’offerta, Antonio Marano, a coordinare con potere d’intervento il lavoro del Festival di Sanremo”. Non era mai successo: è l’ennesimo segno di un’azienda allo sbando. Mazza prende la parola durante una conferenza stampa, addirittura rimandata di un’ora. Si arrampica sugli specchi: “Nei compiti istituzionali di Marano c’è il coordinamento dell’offerta televisiva. Di fronte alla complessità della macchina, dell’apparato tecnico, anche ad alcune difficoltà riscontrate ieri sera. Viene a darci una mano, lo aspettiamo. Quando abbiamo sottoscritto il contratto di Celentano, sapevamo chi era. Resto meravigliato da tanta meraviglia. Era prevista testualmente la libertà d’espressione dell’artista. Si può valutare se abbia usato bene questa libertà, travalicando il codice etico. Come dare del deficiente a un collega”. E continua: “Io ho cominciato a lavorare al Secolo d’Italia, qualcuno voleva chiuderlo con le bombe: so di cosa si tratta. E’ singolare che Celentano abbia parlato di censura della Rai, mentre era sul palco a dire quello che voleva. Io sono per la libertà d’espressione, anche quando non le idee espresse non coincidono con le mie. Vale per Celentano, vale anche per Luca e Paolo: troppo scurrili. Auguro loro buon lavoro nelle reti che ci fanno concorrenza. E dove abitualmente non fanno satira su premier con loden o senza o ex premier con o senza capelli”. Chissà dov’era l’anno scorso, il direttore di Rai Uno: i due hanno fatto esattamente la stessa cosa. Mazza in ogni caso avverte Marano: “Leggo nella nota che ha potere d’intervento, ma la direzione artistica ha un percorso già tracciato”. E difende Celentano: “una performance fantastica. Ha parlato, ha cantato. Ha avuto coraggio, cantando del bel rock: quanto alle ingiurie, ricordiamoci anche che cosa ha scritto Grasso”.

Arrabbiatissimi i vescovi, che replicano con una nota del Sir, l’agenzia stampa della Cei. “I giudizi di Adriano Celentano su due testate cattoliche nazionali da lui accusate di ipocrisia, di parlare di politica e non di Dio, sono stati la prova di un vuoto che è anche dentro di lui”. E ancora: “Vuoto di conoscenza di ciò che le testate cattoliche professionalmente sono e vuoto di conoscenza del servizio che esse svolgono per la crescita umana, culturale e spirituale della società tutta”. Vogliono le scuse del Molleggiato. Difficile pensare che arriveranno. Ora bisogna capire se lui tornerà sul palco (o se lo fanno tornare). Ancora più dura la replica di Famiglia Cristiana: “Adriano Celentano è solo un piccolo attivista dell’ipocrisia, un finto esegeta della morale cristiana che sfrutta la tv per esercitare le sue vendette private”.

E volano giudizi anche dal mondo politico. Lupi, Formigoni, Letta, Buttiglione: molti esponenti di area cattolica hanno criticato l’intervento di Celentano, giudicato, nel migliore dei casi, “un artista al tramonto”. Fa eccezione al coro, per una volta, Sandro Bondi, che così ha commentato: “Al di là di certe sgradevoli provocazioni, l’apparizione ieri sera al festival di Sanremo di Adriano Celentano può essere letta come un imprevedibile e commovente discorso sulla fede, un discorso pieno di pietà religiosa sulla vita e sulla morte, un discorso sull’amore che è il segno distintivo del cristianesimo. Mai in uno spettacolo pubblico così popolare era stato elevato un grido così vibrante in difesa di una fede autentica”.

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