Bersani è come quell’amico che quando la partita è sul 70 a zero propone: “Chi fa gol vince”. Il segretario del Pd fa la stessa cosa quando annuncia la volontà di rivedere le regole delle primarie. Ma come? Le ha inventate il suo partito… E per loro natura le primarie sono state pensate per far scegliere il candidato agli elettori. Come ha giustamente detto Matteo Renzi: “Se non ti votano non ti votano, non ce n’è; inutile lamentarsi”. Figurarsi cambiare le regole del gioco.

Alle primarie la partecipazione del centrosinistra è massiccia proprio perché militanti e simpatizzanti si sentono coinvolti nella scelta del candidato comune. Poi certo, a volte vincono quelli di altri partiti. Anzi, per lo più a conquistarsi le primarie nell’ultimo anno sono stati i cosiddetti outsider. Giuliano Pisapia a Milano, ad esempio, era sostenuto da Sel. Come Marco Doria a Genova. Capita, le cose vanno così. Si gioca, si vince o si perde. Ma proprio quello che è successo nel capoluogo Ligure ha convinto Bersani a correggere il sistema. E così, invece di ascoltare quanti gli ricordano che lo spirito delle primarie è proprio questo, lui pensa di cambiare le regole. Per vincere facile le primarie e continuare a perdere comunque le elezioni. Perché sul 70 a zero, l’ultimo gol è solo di consolazione. Ma certo, può anche decidere di portarsi a casa il pallone.

Quando discuteremo di statuto, qualche rifinitura del meccanismo credo che ci vorrà, senza escludere casi in cui il Pd si presenta con più candidati, ma rimettendo anche agli organismi dirigenti la valutazione. Ci sono casi in cui questo è accettabile e positivo e casi in cui forse la preselezione del candidato del Pd sarebbe più utile”.

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