Le scosse telluriche sembrano non avere mai fine per il mondo dei motori dell’Emilia Romagna. La proprietà della Ducati Motors, azienda leader nel mondo nella produzione di motociclette, ha annunciato di voler vendere. La notizia è uscita ieri in una intervista al Financial times rilasciata dal numero uno di Investindustrial, il gruppo italiano di private equity che gestisce il pacchetto di azioni del gruppo motoristico, Andrea Bonomi. Così, dopo la chiusura della Malaguti, l’incertezza della Maserati, i guai giudiziari della Verlicchi, i timori per la Bredamenarinibus, il mondo delle due e delle quattro ruote emiliano torna a tremare.

E tanto per capire dove tira il vento ancora, cioè all’estero, Bonomi ha spiegato che sarebbero interessati dei gruppi industriali europei, asiatici e americani. Alcune voci parlano già della Bmw o della indiana Mahindra, anche se la Ducati collabora già da tempo con un’altra grande azienda dei motori, la Mercedes.

Il prezzo richiesto dall’Investinduistrial potrebbe arrivare a un miliardo di euro, il triplo rispetto all’investimento iniziale, fatto nel 2006, quando il fondo guidato da Bonomi rilevò la maggioranza delle azioni Ducati. Non sarebbe in realtà la prima volta che le due ruote di Borgo Panigale, 90 anni di storia, passerebbero in mano agli stranieri. Proprio prima di Investindustrial la holding Ducati era stata in mano a un altro private equity, la Texas Pacific Group, dal 1996 al 2006.

Bonomi, ha assicurato che la Ducati è “la società perfetta”, ma “che per una ulteriore crescita richiede il supporto di un partner industriale di rilevanza mondiale”. Poi ha anche spiegato i tempi: “Quest’anno lavoreremo per trovarlo”.

La proprietà dell’azienda bolognese aveva chiesto già lo scorso anno a Deutsche Bank e Goldman Sachs di valutare il ritorno in Borsa dopo essere uscita da Piazza Affari nel 2008. Ma dal sondaggio l’opzione migliore è parsa quella di vendere direttamente a un gruppo industriale e lasciare perdere le quotazioni sui listini finanziari. L’annuncio dell’operazione di vendita inoltre arriva proprio dopo che lo stesso gruppo di private equity, a ottobre 2011, aveva scalato i vertici della Banca popolare di Milano, con lo stesso Bonomi nominato presidente del consiglio di gestione. Non è chiaro quanto le due vicende siano legate: di un passaggio di mano infatti della Ducati si parlava già da un po’.

“La notizia non ci coglie di sorpresa. È da un anno e mezzo che parliamo della possibilità di questa vendita. L’avevamo già intuito con la storia del nuovo stabilimento. Un affare che sicuramente, in caso di vendita, darebbe più valore alla transazione”, spiega Bruno Papignani, segretario della Fiom Cgil di Bologna. “Se la Ducati deve essere venduta tuttavia – spiega il sindacalista – è meglio a un gruppo industriale come la Bmw piuttosto che a un altro fondo di investimento o a un fondo pensioni”. A preoccupare il sindacato sono invece le delocalizzazioni che l’azienda ha fatto in Brasile e Thailandia. Questi spostamenti della produzione lanciano un’ombra sinistra sul lavoro in Italia, vista la crisi che ha falcidiato la motor valley emiliana negli ultimi anni.

Una crisi che però, va detto, non sembra avere toccato troppo l’azienda, il cui più famoso dipendente di nome fa Valentino Rossi. L’azienda di Borgo Panigale ha venduto nel 2011 42 mila moto, con un fatturato prossimo ai 480 milioni di euro, con un incremento del 20 % rispetto all’anno precedente. L’azienda ha un indebitamento di 1,7 milioni di utili prima degli interessi, svalutazione e ammortamenti: un livello basso se paragonato con la maggior parte delle aziende in portafoglio private equity.

Intanto una nota dell’azienda fa sapere che la nuova Ducati 1199 Panigale sarà presto nei negozi, con molte prenotazioni giunte già da tutto il mondo. La speranza, si potrebbe aggiungere, è che il prossimo modello non faccia di nome “Bangkok”.

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