In queste ore, dopo la puntata di ieri moltissimi mi scrivono per criticarmi. E altrettanti scrivono per farmi i complimenti dopo la trasmissione-choc di In Onda con Gianni Alemanno.

Tralascio i complimenti e passo subito alle critiche, perché sono interessanti. Molti mi dicono: ma ti sei accorto che sembravi avere un atteggiamento preconcetto? Che parevi troppo aggressivo? Non è che sei fazioso perché Alemanno è di destra? Ovviamente no. Così provo a spiegare almeno questo: mentre l’emergenza neve è ancora in corso, non noi giornalisti, ma il sindaco Gianni Alemanno, ha ingaggiato una battaglia senza quartiere contro tutto e tutti, dalle istituzioni ai media. Non aveva ricevuto critiche particolarmente dure (pensate a cosa è successo alla Vincenzi e quante gliene sono piovute sula testa per l’alluvione!), ma ha deciso che doveva scendere in campo. Non solo contro noi gornalisti – ci siamo abituati – ma anche contro il capo della Protezione civile Gabrielli. Questo è un po’ più grave e impone un minimo di rigore nell’analisi.

Mi spaventa, e vi spiego perché: un funzionario dello Stato che è impegnato in una emergenza nazionale con morti e feriti, viene attaccato da un politico che non esita a passare in tutti gli studi televisivi (ne ho contati almeno sei, nel giorno della neve, ma sicuramente è un calcolo per difetto) per difendere il proprio consenso. Per fare una guerra preventiva, una raffinata e ben dissimulata campagna politica. Nel fare questo Alemanno perde il diritto di sottrarsi alle critiche. E’ lui che ha iniziato una guerra senza senso, e lui che deve subire le domande, anche dure, se serve. Ma la strategia (e di questo scrivo domani su Il Fatto) è molto berlusconiana: se mi trovo un nemico e ideologizzo lo scontro, quelli di centrodestra staranno con me. Non è una novità: Berlusconi lo ha fatto per anni. Per questo litigare con me e darmi del “comunista” gli torna utile. Spero che la gente non abbocchi più.

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