Il ministro Francesco Profumo

Con due anni di ritardo sulla tabella di marcia, è pronta a partire anche in Italia l’Agenda digitale, uno dei principali obiettivi dell’Unione europea per la crescita ‘sostenibile’ del vecchio continente. Progetto presentato nel 2010 e traguardo previsto dopo dieci anni, nel 2020, ma con un traguardo intermedio che misurerà la tenuta del progetto: secondo il piano, infatti, entro il 2013 si dovrebbero dare a tutti i cittadini europei la possibilità di utilizzare una banda larga di base, che permetta di navigare a due megabit al secondo. La messa in opera della Digital Agenda, secondo le intenzioni dell’Ue, darà un impulso fondamentale allo sviluppo sia economico che culturale dell’Europa e dei singoli Paesi, che a loro volta hanno disegnato la loro road map. La prima mossa di quella italiana lo scorso 15 dicembre, con l’apertura di una consultazione di trenta giorni sul sito del ministero dello Sviluppo economico. La svolta è arrivata invece il 3 febbraio, con con il Consiglio dei ministri che nel decreto Semplificazione ha approvato la nascita di una sorta di cabina di regia interministeriale (cinque i dicasteri coinvolti) che avrà come propulsore Francesco Profumo, che, oltre ad essere titolare del ministero della Scuola, Università e Ricerca, ha anche la delega per l’Innovazione, comparto nel quale rientra l’Agenda digitale. Il prossimo passo è già segnato: giovedì prossimo è prevista la prima riunione per dare il via al progetto.

E in tal senso il ministro Profumo indica la strada di un cambiamento definito epocale. ”Internet sarà l’equivalente di quello che negli anni ’50 era l’automobile, cioè una cosa che cambia le nostre vite, le relazioni tra i cittadini, la Pubblica Amministrazione” ha detto Profumo, che ha tenuto a ribadire come, a prescindere dalla riunione di giovedì, “le prime cose sono partite”. Ora si tratterà di mettere in campo ogni forza possibile per raggiungere quanto prima alcuni obiettivi minimi. Quali sono? E’ sempre Profumo a elencarli. In primo luogo, è necessario “azzerare subito il digital divide che riguarda sei italiani su cento e poi vanno privilegiati gli spazi pubblici” ha detto il ministro, secondo cui il primo ambito di applicazione sarà la scuola, “dove il rapporto docente-discente si rovescerà e tutti potranno uscire dal microcosmo della classe per incontrare il mondo attraverso la Rete”.

Un cambiamento epocale come quello prospettato dall’Agenda digitale non può non fare i conti con le necessità di cassa. In tal senso, il ministro dell’Innovazione ha detto che si stanno “studiando le modalità di finanziamento con la Cassa Depositi e Prestiti“. “Se saremo bravi nasceranno tante star tup tecnologiche che, con un pò di capitale di rischio che stiamo trovando – ha spiegato il ministro – possono diventare imprese solide e formare nuovi distretti industriali”. E il governo, in un quadro simile, dovrà preoccuparsi di “formare bravi cittadini del mondo che, fra le altre cose, siano capaci non di trovarsi un lavoro ma di creare lavoro”.

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