È arrivato il momento di dare il nome alla cosa, e etichettare nel modo più corretto quell’aliena creatura chiamata governo Monti. Fin qui le formule più utilizzate per definirlo sono state quelle del Governo Tecnico e del Governo del Presidente. Entrambe approssimate per difetto. Sia perché non dicono tutto di questa bizzarra compagine, sia perché qualsiasi governo diversamente qualificato finisce con l’essere politico per il fatto di dover poggiare su una maggioranza parlamentare. Cioè sui partiti. E dunque, come vogliamo chiamarlo questo Gabinetto Monti?

Un’idea ce l’avrei. Secondo me questo non è nemmeno un governo. È un blind trust. Ovvero, una formula di governance d’un patrimonio (elettorale, in questo caso) per conto terzi, adottata per scongiurare conflitti d’interessi. Il proprietario di quel patrimonio, impegnato in una carica pubblica, viene reso temporaneamente cieco (traduzione alla lettera) sul modo in cui esso viene gestito. Ne tornerà in possesso quando la sua carica pubblica sarà cessata.

Gli italiani familiarizzarono con tale formula una decina di anni fa, quando ancora il problema d’arginare il conflitto d’interessi berlusconiano era questione politica. Prima, cioè, che i partiti all’opposizione di Berlusconi cessassero di farne un tema dirimente anziché limitarsi alla lamentazione retorica. Naturalmente il blind trust all’italiana non decollò mai, perché il diretto interessato pretese di continuare a vederci benissimo riguardo alle faccende di suo interesse.

A oltre un decennio di distanza la formula si ripresenta sullo scenario politico in veste inedita. Il suo oggetto non è più il patrimonio economico di una persona, ma il patrimonio politico-elettorale di gran parte dei partiti italiani. I quali hanno delegato a un gruppo di attori terzi non già il governo del paese, ma la governance del loro consenso. E lo fanno ciecamente, nel senso più pieno della parola. Magari dissentendo persino su singoli provvedimenti che poi puntualmente voteranno, perché altrimenti cosa l’hanno messa su a fare quest’operazione? Non possono permettersi un conflitto d’interessi (fra le istanze dei loro elettori e le scelte di segno opposto per il governo del paese), perciò si legano mani e piedi al trust.

Vero, in questo paese la democrazia non è stata sospesa. È stata soltanto by-passata. Il che è anche peggio.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

I giovani del Pd ripartono da Marx (Groucho)

prev
Articolo Successivo

Monti: “Sacrifici, ma senza manovra sarebbe peggio”. Al Senato la fiducia passa con 257 sì

next