Cinque anni e quattro mesi per associazione a delinquere e frode sportiva. E’ questa la condanna che è stata comminata in primo grado all’ex direttore generale della Juventus, Luciano Moggi, dai tre giudici donna del tribunale di Napoli che dal 2006 seguono il processo penale su Calciopoli. La sentenza risponde quasi integralmente alla richiesta del pubblico ministero, che aveva chiesto per Moggi cinque mesi e otto mesi. Confermato quindi l’impianto accusatorio (almeno per ora), che vedeva l’ex responsabile delle cose di casa Juventus a capo di una “cupola” che controllava i risultati di molte squadre di serie A.

Nell’ambito dello stesso processo, sono stati condannati per reati diversi anche l’ex arbitro Massimo De Santis (1 anno e 11 mesi), i due designatori arbitrali Paolo Bergamo (3 anni e 8 mesi) e Pierluigi Pairetto (1 anno e 11 mesi), l’ex dirigente del Milan Leonardo Meani (1 anno), i proprietari della Fiorentina Diego e Andrea Della Valle (1 anno e 3 mesi) e il patron della Lazio Claudio Lotito (1 anno e 3 mesi). Assolti invece il collaboratore dei designatori Gennaro Mazzei, la segretaria Figc Maria Grazia Fazi, l’ex arbitro Pasquale Rodomonti, l’ex diesse del Messina Mariano Fabiani, gli assistenti Ambrosino, Ceniccola e Gemignani e il giornalista Ignazio Scardina.

Moggi ha lasciato l’aula senza rilasciare alcuna dichiarazione. A parlare, al suo posto, l’avvocato Maurilio Prioreschi, che ha detto: “Non ci aspettavamo una sentenza simile. Aspetteremo le motivazioni e poi faremo ricorso”. Il pm Stefano Capuano non nasconde invece la soddisfazione: “Non è stato un processo farsa, non è stata farsopoli”. La sua è innegabilmente una vittoria piena. Le tesi accusatorie sono state accolte in toto o quasi dal collegio giudicante, che evidentemente non ha trovato convincenti le numerose prove che sono state presentate nel corso degli anni dalla difesa. Nemmeno quelle che riguardavano l’ex arbitro Massimo De Santis, che dopo la lettura della sentenza ha dichiarato alla stampa che “è stata scritta una pagina di malagiustizia per quello che abbiamo visto, con telefonate nascoste e tagliate e tutto quello che si può fare per costruire un vestito addosso a una persona. Quando si gioca sulla vita delle persone ci vuole coscienza. Mi auguro che chi ha condotto le indagini abbia la coscienza a posto”. La Federcalcio non ha voluto commentare quanto è stato deciso dal tribunale di Napoli. Lo farà soltanto dopo aver letto il dispositivo della sentenza, che sarà disponibile tra sessanta giorni.

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