Mentre Umberto Bossi è costretto a tornare su suoi passi e a “perdonare” il sindaco di Verona, Flavio Tosi, a cui aveva dato dello stronzo per le sue critiche alla politica nazionale del Carroccio, sul territorio tira aria di epurazioni. Il presidente della Provincia di Belluno, Gianpaolo Bottacin, oggi è stato costretto a dimettersi su richiesta anche del Pdl, mentre il sindaco di Macherio, Giancarlo Porta, rischia di essere espulso per una lettera inviata al Corriere della Sera per criticare il voto del Carroccio sul caso Milanese. Ed è solo l’inizio. Perché gli amministratori leghisti non accettano più il silenzio imposto da via Bellerio. Ed è Roberto Maroni a tornare a parlare dopo settimane di silenzio. “Non credete a ciò che scrivono i giornali” dice, riconoscendo però che “magari qualcosa di vero c’è ma noi siamo una grande famiglia”. E sulle “strane idee che ha in mente”, le definisce Bruno Vespa, Maroni risponde che “dipende che significa strane, le idee vengono”. Lo scontro con Bossi per la guida del partito dunque prosegue.

Oggi si è aperta solo una serie di lunghe rese dei conti interne ordinate dal fantomatico Cerchio magico del Senatùr. Bottacin, ad esempio, paga così l’aver guidato le contestazioni leghiste lo scorso agosto a Calalzo di Cadore dove Bossi e Roberto Calderoli erano in vacanza come ogni anno. L’allora presidente della Provincia di Belluno fu il primo amministratore leghista a esprimere malumori nei confronti dei vertici del movimento, ad agosto, quando si presentò con una bandiera dell’ente listata a lutto all’Hotel Ferrovia di Calalzo di Cadore, dove Umberto Bossi, Roberto Calderoli e Giulio Tremonti si erano trovati per festeggiare il compleanno del ministro dell’Economia. Bottacin riuscì ad avere un incontro con Calderoli, al termine del quale il ministro disse di aver fornito garanzie in merito all’anticipo al 2012 di alcuni effetti del federalismo fiscale. Garanzie non rispettate.

I tagli imposti agli enti locali sono il motivo per cui anche il sindaco di Varese, Attilio Fontana, fu costretto a dimettersi dalla guida dell’Anci lombardia: guidava la protesta dei Comuni contro la manovra finanziaria. Ma dopo un mese di Bavaglio subito, Fontana, lo scorso martedì, è stato rieletto per acclamazione alla guida dell’Anci. Ma il cerchio magico ha dovuto ritirare le truppe sul fronte varesino a seguito dei problemi avuti al congresso provinciale in cui Bossi ha imposto come segretario Maurilio Canton, scatenando la rivolta dei militanti e della base che si sono stretti ulteriormente attorno a Roberto Maroni, invocato ormai come successore del Senatùr.

Infine il caso Tosi, che rischia di essere il colpo definitivo alla sopravvivenza di Bossi alla guida del Carroccio. Il sindaco di Verona raccolse da solo 98mila preferenze, incassando oltre il 60% dei voti. La prossima primavera si vota e i vertici veronesi stanno valutando l’ipotesi di presentare Tosi con una sua lista. Come avvenuto a Treviso. Insomma dopo la Lombardia c’è anche il Veneto a creare problemi al cerchio magico che ormai non ha più il controllo del territorio.

Oggi anche il sindaco di Macherio finisce nel mirino del partito per aver contestato le politiche romane. La sezione locale della Lega Nord “si dissocia dagli attacchi più o meno velati che Giancarlo Porta effettua nei confronti del segretario federale Umberto Bossi rimarcando l’allineamento alla linea politica della Lega Nord e del suo segretario”, ha comunicato il direttivo leghista del paese. “Definisce non corretto l’atteggiamento di divulgazione alla stampa da parte del porta di circolari interne al movimento di natura politico-strategica, dettate dalla segreteria federale”. Secondo i leghisti le prese di posizione del sindaco sono dovute al desiderio di visibilità e, ricordando gli incarichi ricoperti, comprese le remunerazioni, hanno affermato: “Si ritiene che il movimento politico della lega abbia abbondantemente gratificato Giancarlo Porta”. Beghe locali, che non si possono inquadrare nel conflitto interno per la guida del partito che sta conducendo l’esercito di Maroni, ma certo la conferma che nel Carroccio è ormai l’ora delle rese dei conti. Qualcuno tenta di gettare acqua sul fuoco. Come il maroniano Matteo Salvini. “Siamo tutti bossiani, siamo leghisti, per l’Indipendenza della Padania, quindi il problema delle divisioni interne non me lo pongo” taglia corto.

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