Il governo ha rinviato a tempo indeterminato il ddl sulle intercettazioni. La mobilitazione di questi mesi, sulla rete e nelle piazze ha avuto un ruolo fondamentale e gli italiani sono sempre più convinti che questo disegno di legge ha il solo obiettivo di ostacolare la verità sul malaffare politico, economico, finanziario. Altro che tutela della privacy.

Ma il rinvio, che sul momento abbiamo salutato con soddisfazione non può farci esultare, tutt’altro. E per diverse ragioni. Ne elenco solo alcune:

– Il governo non ha buttato al macero, come invece avrebbe dovuto, l’indecente disegno di legge ma lo ha semplicemente tolto dall’agenda dei provvedimenti imminenti e potrebbe ripresentarlo sotto altre forme. E questo vale anche per i siti e i blog che erano stati “salvati” nell’ultima stesura;

– Non lo ha fatto per un fulminante ravvedimento o per aver maturato la consapevolezza della sua incostituzionalità ma perché, dopo aver capitolato sul rendimento dello Stato non poteva rischiare, su una materia su cui ha investito tanto, di perdere nuovamente la faccia;

– Ci sono tanti modi per imbavagliare l’informazione, ad esempio tagliando drasticamente i fondi per l’editoria costringendo così numerosi giornali, piccole radio e tv alla chiusura;

– Se alla polizia giudiziaria vengono ridotti i fondi e di conseguenza la possibilità di avvalersi degli strumenti tecnologici necessari, si pregiudicherà gravemente la capacità di indagine.

E non c’è bisogno di avere una sfera di cristallo per sapere che a partire dalle prossime settimane, specie se saremo (auspicabilmente) alla vigilia di nuove elezioni, il premier e i suoi fedelissimi (auspicabilmente sempre meno) chiederanno nuovamente la testa di giornalisti e autori dei programmi televisivi a loro sgraditi.

Finchè Berlusconi non uscirà dalla scena, e possibilmente anche dopo (alle lucertole la coda tagliata ricresce…) sarà il caso di tenere alta la guardia. Anzi altissima.

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