E’ difficile misurare in modo scientifico l’attivismo politico e sociale, l’impegno e la combattività in un paese grande come l’Italia ed è difficile prevedere l’avvìo, lo scoppio di fasi di mobilitazione che sono legati a fenomeni di psicologia di massa che pesan più delle condizioni sociali. Comunque sia, sono deluso e stupito per l’Italia di queste settimane e non mi riferisco all’Italia del cadente regime berlusconiano nè della lamentosa Confindustria, mi riferisco all’Italia dell’opposizione, dei movimenti, dell’alternativa.

Se si esclude la mobilitazione per il referendum contro la legge elettorale, io non ho visto dopo lo sciopero generale della Cgil dei primi di settembre nulla di aggregante e di significativo per cercare di buttare giù il governo e/o  di cambiare i termini della manovra economica. Certo, ci sono state varie manifestazioni di vario tipo, ma tutte in qualche modo prevedibili e obbligate, tutte attuate da “addetti ai lavori” e mi scuso coi lavoratori delle aziende in crisi se li includo in questa categoria.

Voglio dire che non c’è assolutamente quel clima di mobilitazione che mi aspettavo di trovare tornando dalle vacanze. Tenete  anche conto che per me (non sto qui a discuterne, non è questo il motivo di questo post) il referendum contro la legge elettorale e le analoghe iniziativa anti-casta non sono la risposta, il nuovo impegno, la spallata o l’alternativa che l’attuale situazione italiana dovrebbe provocare.

Addirittura attorno a me sento meno spinte all’impegno di quelle che ho sentito in altri momenti meno acuti e gravi degli ultimi tre anni. Soprattutto tra i giovani. Ho ragione o no? E’ così? E per quali motivi?  O l’impegno si manifesta in forme nuove che un “vecchio movimentista” come me non sa riconoscere? E quali? Se qualcuno se la sente di rispondere a queste domande lo faccia, scriva qui. Grazie.

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