È finita un’epoca a Rimini? A giudicare dalle parole che il presidente di Rimini Fiera, Lorenzo “il Magnifico” Cagnoni, ha affidato ultimamente a “Il Sole 24 ore” sembrerebbe proprio di sì. Il ‘presidentissimo’ Cagnoni, 72 anni, in sella alla Fiera riminese da 16 anni, ha chiarito: “Arrivo fino a maggio 2013 e poi mi faccio da parte, anche se non finirò a cucinare risotti e non me ne starò su una panchina a leggere il giornale, chi mi conosce lo sa. Resterò a disposizione della mia città”. A disposizione anche come parlamentare, è il ritornello che sta circolando ormai da tempo in Riviera.

Indiscrezioni a parte, Cagnoni è a capo di un colosso, la Fiera riminese, che è stata costruita spendendo 300 milioni di euro (di cui 30 pubblici): debiti, tuttora, non del tutto saldati. L’avvocato Cagnoni, uomo del Pd ma mai etichettato come politico vero, ha preso in mano le redini dell’Expo rivierasco a metà degli anni Novanta e l’ha portato a competere sui grandi mercati europei. Nell’ultimo biennio anche dalle parti della Fiera la crisi si sente, eccome, ma l’urto viene retto.

Il fatturato consolidato del gruppo ammonta nel 2010 a 79 milioni di euro (più 0,6% sul 2009). Il margine operativo lordo è di 13,1 milioni di euro, con le società controllate dalla casa madre che vi contribuiscono per quasi un terzo. L’utile prima delle imposte, pari a 4,4 milioni di euro, nel 2010 ha superato di oltre quattro volte quello dell’anno precedente. Il risultato netto consolidato è di 2,2 milioni. “È il miglior risultato netto di tutte le grandi fiere italiane e conferma il primato nel rapporto fra volume di fatturato e redditività”, non si stanca di ripetere Cagnoni.

Nel corso dell’intervista affidata all’inserto ‘CentroNord’, il presidente di Rimini Fiera ha parlato del nuovo palazzo dei congressi da circa 117 milioni di euro aperto dopo un anno di intoppi burocratico-giudiziari (“si può pensare a 550 mila presenze l’anno contro le 170 mila garantite dalla vecchia struttura, numeri che si faranno sentire sulla città”), si è detto dispiaciuto per la mancata realizzazione dell’auditorium della musica a causa delle difficoltà economiche della Fondazione Carim che avrebbe dovuto realizzarlo (“col Palas sarebbe stata un’accoppiata bellissima, ma ci dobbiamo arrendere alla realtà”) e ha richiamato Riccione (“entro la primavera la gestione del palacongressi di Riccione finirà per essere affidata a Convention Bureau, l’offerta che abbiamo fatto al Comune di Riccione è decisamente interessante”) per tagliare insieme il traguardo delle 800 mila presenze.

L’occasione di uscire sul principale quotidiano economico nazionale, tuttavia, Cagnoni l’ha colta per ribadire tutto il proprio interesse all’integrazione con Bologna Fiere dopo quella – in arrivo – con Cesena e Forlì: “L’attuale presidente della Fiera di Bologna, Duccio Campagnoli, è sempre stato favorevole all’integrazione delle Fiere regionali. Credo che questo sia un obiettivo da raggiungere presto”. Quando? “Entro il mandato del presidente della Regione, Vasco Errani, che è sempre stato favorevole all’operazione. Non chiederemo neanche un euro di soldi pubblici”, è il messaggio che ha mandato il ‘presidentissimo’ riminese che non manca mai di ribadire come altri enti Fiera, e non Rimini, si reggano sui sussidi degli enti locali.

Dunque, Cagnoni, paradossalmente, potrebbe non celebrare di propria mano l’effettiva ‘fusione’ con Bologna: se Errani arriverà al 2015, infatti, il suo amico riminese tra un anno e mezzo o poco più a quanto pare avrà già passato il testimone. Il sindaco e il presidente della Provincia di Rimini, Andrea Gnassi e Stefano Vitali, colleghi di partito e da sempre supporter de “il Magnifico”, non sembrano crederlo e stanno facendo di tutto – almeno a parole – per fargli cambiare idea. “Ci sono persone che, indipendentemente dalla loro età, andrebbero messe in una teca per il loro valore. Persone eternamente giovani, che si sanno rinnovare. Cagnoni è tra queste persone. Di fronte alle sfide europee che ci attendono, sul palazzo dei congressi, sulla Fiera, abbiamo ancora molto bisogno di lui. Insomma, guai a pensare di ‘rottamare’ uno come Cagnoni”, ha evidenziato Vitali. Gnassi ha seguito in coro: “Lorenzo è e resta indispensabile. Nei ruoli chiave contano, più di tutto, la sostanza e la competenza delle persone. Davanti a uno come Cagnoni non si può fare della demagogia spicciola, andiamo. Non si può sbandierare lo spirito anti-casta né ragionare secondo logiche di partito. Abbiamo bisogno di lui”.

Sta di fatto che se davvero Cagnoni tenterà la sfida verso Roma (“il Parlamento è lontano, non apro e non chiudo porte così come non metto in allarme nessuno”, si è schermito il presidente della Fiera di fronte ai rumors) un po’ di concorrenza nel centrosinistra la troverà. L’attuale parlamentare riminese, Elisa Marchioni del Pd, appare molto poco gettonata per un eventuale bis. Escluso Vitali che porterà a termine il proprio mandato in Provincia solo nel 2014, secondo i ben informati si stanno preparando a loro modo l’ex segretario provinciale del Pd, Lino Gobbi, ma soprattutto il predecessore di Gnassi per un decennio a Palazzo Garampi, l’oncologo Alberto Ravaioli. Chiunque accetterà la sfida, Cagnoni incluso, dovrà tenere conto di qualche particolare: la durata del Governo in carica, la possibile riforma della legge elettorale, le primarie interne al Pd sempre più di moda.

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