– Giuro che se e quando la legge bavaglio sarà approvata mi impegnerò a fare prevalere sempre e comunque il dovere di informare e il diritto di essere informati.

– Giuro che attraverso tv, radio, giornali, siti e blog e con qualsiasi altro mezzo possibile darò qualsiasi notizia che rivesta i requisiti del pubblico interesse e della rilevanza sociale come prevedono le sentenze europee, i valori costituzionali e la legge istitutiva dell’ordine dei giornalisti.

– Giuro che utilizzerò tutti gli strumenti possibili per disattivare questa norma ingiusta ed incivile che si propone non solo di colpire giornalisti ed editori ma di oscurare l’opinione pubblica e di rendere impuniti corrotti e corruttori.

– Giuro che sarò ora e sempre contro ogni bavaglio alla libertà di informazione e all’articolo21 della Costituzione.

Con questo appello che vi invitiamo a firmare domani 29 settembre anche Articolo21 sarà al Pantheon; l’appello è una sorta di “Giuramento di Ippocrate” dei giornalisti, contro la censura e l’autocensura nell’informazione.

Secondo il padre della medicina ogni medico prima di iniziare la sua professione doveva prestare un giuramento e dichiarare solennemente al cospetto dei propri colleghi il rispetto della vita e della dignità del malato, e in particolare la perizia e la diligenza nell’esercizio della professione.

E’ proprio in nome di tale perizia e diligenza che rivendichiamo il diritto-dovere di informare e dare le notizie sempre e comunque, specie se esse hanno una rilevanza sociale. E non perché sta scritto in un paragrafo del codice deontologico dei giornalisti ma perché il diritto a un’informazione libera, autonoma e plurale e senza alcun condizionamento di natura politica o economica si coniuga indissolubilmente ad altri diritti inalienabili, come quello al lavoro, alla casa, alla salute, alla pace… Diritti per i quali sarebbe molto più difficile combattere con un’informazione imbavagliata.

Nessuna democrazia dotata di libera stampa ha mai sofferto una carestia” scrive l’economista indiano e Premio Nobel Amartya Sen.

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