Ieri era il Canada Day, ossia la festa nazionale del Canada, in francese chiamata Le Jour de la Confédération. Si commemora il 1° luglio 1867, quando venne approvato il British North America Act e prese il via la Confederazione canadese con l’unione delle tre colonie britanniche (Nova Scotia, New Brunswick e Province of Canada) in un’unica nuova nazione detta, appunto, Canada.

La stampa della Foglia d’Acero considera il 1° luglio come il compleanno della loro nazione, anche se la piena indipendenza dal Regno Unito è arrivata solo nel 1982, con l’approvazione dell’attuale Costituzione, che ancora prevede la Regina d’Inghilterra quale Capo dello Stato. E infatti, oggi la coppia reale formata da William e Kate Windsor è in visita da queste parti, in segno di rispetto e saluto verso un territorio che, formalmente, fa parte dei loro possedimenti, così come anche l’Australia e la Nuova Zelanda.

I giornali sono pieni di articoli che parlano della visita reale, di editoriali repubblicani che riflettono sul poco senso del tenere in vita questa dipendenza dalla Corona d’Inghilterra e spingono verso un cambio della forma di Stato. Ma si trovano anche articoli più leggeri e divertenti, come quello di Judith Timson sul Globe and Mail, che elenca i dieci migliori modi per individuare un canadese. Vediamoli e commentiamoli insieme:

1) Sei un canadese se, dopo aver speso 3 giorni in uno dei migliori ospedali della città per un’operazione al cuore, lasci la struttura camminando davvero “a cuor leggero”, dal momento che l’intera operazione è stata pagata dalla Sanità pubblica canadese, “e questo è ciò che sosteniamo e ciò in cui crediamo: la sanità pubblica universale per tutti, dice la giornalista.

2) Sei un canadese se ti piace l’aceto sulle patatine fritte ma sei pronto ad aggiungere sciroppo d’acero perfino sul salmone ai ferri (una squisitezza, secondo la Timson… io lo sciroppo d’acero non lo metto nemmeno sulle frittelle, che pure dovrebbe essere la morte sua, ma in effetti non sono mica canadese).

3) Sei un canadese se hai detto I’m sorry!(mi scusi!) almeno una volta nell’ultima settimana quando qualcuno sulla metro ha pestato il tuo piede. Questa cosa del chiedere scusa per i pestoni ricevuti è davvero una roba che odora di canadesità lontana un miglio, ve lo posso assicurare.

4) Sei un canadese se pensi che un primo ministro con un modus operandi divisivo e un debole per il controllo è appellato nei bar come “un dittatore”. Però non andatelo a dire in Nord Corea, suggerisce la collega, ma nemmeno in Italia, aggiungo io.

5) Sei un canadese se ti lamenti per il caldo nei due brevi mesi d’estate che ti ritrovi, e se prendi la prima nevicata in inverno come un affronto personale. Aggiungo io che a Toronto l’estate dura almeno cinque mesi, però grazie alla poca umidità anche i 30-35 gradi non sono asfissianti come i 20 gradi della mia natia Roma.

6) Sei un canadese se durante l’ultimo incontro del G20, concluso per una volta senza morti e feriti fra gli immancabili protestatari in strada, a distanza di un anno accusi ancora la polizia del loro eccessivo pugno di ferro senza guanto di velluto e del loro terribile abuso di potere. Chiunque ricordi cosa accadde a Genova nel 2001 non può che abbozzare su questo, e passare al punto 7.

7) Sei un canadese se proprio non te la senti di ringraziare il tuo Dio in pubblico per ogni cosa; chi preghi è ancora un fatto esclusivamente privato, grazie mille. Poiché io vengo dalla Roma cattolica, anche qui sto zitto e passo oltre.

8) Sei un canadese se le note di Gordon Lightfoot che canta Ribbon of Darkness ti portano alle lacrime, quanto Justin Bieber che intona Baby, ma per ragioni molto diverse. E sei anche un canadese se pensi che il minimo comun denominatore di star mondiali come Celine Dion, Michael Bublé e Christopher Plummer è che sono canadesi, proprio come te! Io, da appassionato di lettere e cinema, ci aggiungo Alice Munro, Mordecai Richler e Denys Arcand, sebbene gli ultimi due si direbbero anzitutto quebecchesi…

9) Sei un canadese se rifai completamente la denuncia dei redditi per correggere un trascurabile errore da parte tua, se rispetti il rosso del semaforo anche quando non c’è nessuno che venga dall’altra parte nemmeno nel mezzo della notte, e ti rivolgi a una maleducata guardia di frontiera statunitese con un rispettosissimo “Sir” anche dopo che ti ha minacciato di non farti mai più entrare nella sua nazione solo perché c’è una minuscola dimenticanza nei tuoi documenti doganali.

10) Sei un canadese se, mentre visiti Parigi (o Roma) vestito come qualunque nord-americano, in modo così casual che, secondo David Sedaris “sembri uno pronto a tagliare l’erba del giardino di un vicino”, un francese (o un italiano) ti si fa incontro e ti chiede “Da che parte degli Stati Uniti viene?” e a quel punto dichiari orgogliosamente la tua nazionalità!

In breve, dice la Timson, sei un canadese se sei una persona a modo ma non troppo, deferente verso l’autorità ma pronto a protestare per avere giustizia, soprattutto contro gli abusi di potere da parte di chi indossa un’uniforme, e se non hai bisogno dell’ultimo rapporto dell’Onu per sapere che vivi nel miglior paese del mondo. Probabilmente la collega ha ragione su tutto o quasi, ma a me pare che manchi un elemento fondamentale: sei un canadese se, nella prima giornata di sole di marzo, quando a terra c’è ancora la neve e il termometro segna i -10° C, indossi le tue meravigliose infradito per comunicare al mondo “Summer is coming!” Altro che lo sciroppo o la foglia d’acero, sono le infradito in inverno il vero logo della canadesità!

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