Ebbene sì, sono uno degli avvocati del pool No Tav e mi sento in dovere di dire qualcosa in merito a ciò che sta accadendo in questi giorni, compresa la perquisizione della residenza di Alberto Perino, leader del movimento.

La prima cosa che mi sento di dire è che il movimento No Tav non è assolutamente un movimento violento o delinquente come lo si vuol far passare. Da sempre il movimento ha adottato l’unica arma in suo possesso: quella della resistenza pacifica. Piuttosto, vogliamo invece ricordare l’occupazione notturna da parte delle forze dell’ordine del sito di Venaus usando allora sì la violenza, e l’incendio del presidio di Bruzolo?

Il movimento No Tav certo dà fastidio perché non si arrende, perché testardamente, da quando si è iniziato a parlare della linea Torino-Lione, vi si è opposto. Ma non già (badate bene) per la sindrome di Nimby, come molti vogliono bollare la sua battaglia, ma perché la Torino-Lione è una linea perfettamente inutile, che si vuole realizzare solo ed esclusivamente per foraggiare il grande capitale (cooperative rosse o sedicenti tali comprese). Io ho sempre sostenuto che se la Torino-Lione fosse gratuita, se la si potesse calare giù dal cielo magicamente, nessuno la vorrebbe. Perché nessuno ci guadagnerebbe.

E se c’è qualcuno che rischia in questa “battaglia” per la difesa della valle non sono certo le forze di polizia (o l’esercito che vorrebbe inviare il democratico Esposito), ma gli esponenti stessi del movimento. E se c’è qualcuno da ammirare sono appunto gli esponenti del movimento che sacrificano il lavoro, le ore di sonno, parte della loro vita per difendere la valle. Per sé e per chi verrà dopo di loro.

E’ inutile cercare kalashnikov, proiettili da mettere in busta, fionde o cerbottane nelle case del movimento No Tav. Mi sento di metterci la mano sul fuoco che non verranno rinvenuti. Piuttosto, quello che desta sincero stupore (ma neanche poi tanto) è la solerzia con cui in questi giorni piovono avvisi di garanzia per i delitti più disparati su esponenti del movimento.

Qualche anno fa Vladimiro Zagrebelsky – nel prendere atto dell’enorme mole di lavoro da cui era oberata la Procura torinese – stilò una sorta di classifica di gravità dei reati. Viene da pensare che se dovesse essere stilata oggi, quella lista vedrebbe al primo posto qualsiasi possibile reato, anche minimo, che si colleghi in qualche modo alla realizzazione della Torino-Lione.

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