Corruzione e processo breve. Una coppia che rischia di essere pericolosa secondo il Consiglio d’Europa. Da Strasburgo arriva un giudizio non positivo sull’attività di contrasto dell’Italia, contenuto nell’ultimo rapporto del Gruppo di Stati contro la corruzione (‘Greco’). Delle 22 misure che l’organismo aveva raccomandato all’Italia di introdurre nel 2009 per rendere più efficace la sua azione contro questo fenomeno, si ricorda nel rapporto, le autorità ne hanno introdotte meno della metà. E non va meglio con le proposte spontanee del governo italiano, come il processo breve. Riguardo al quale, scrive il Greco, bisogna rimanere “cauti circa i previsti (limitati) effetti positivi che questa legge può avere sui processi futuri, quando comparati ai possibili rischi che i processi per corruzione falliscano a causa della prescrizione dei termini”. Pareri negativi anche sul legittimo impedimento e la scarsa attenzione dedicata al conflitto d’interessi, si legge nel rapporto.

Ancora sull’accorciamento dei termini di prescrizione, sui possibili “effetti dannosi” preoccupazioni erano già state espresse da Strasburgo in occasione dell’introduzione della legge 251 del 2005. Il Gruppo aveva chiesto alle autorità di fare uno studio approfondito sul possibile effetto della prescrizione dei termini sulla impossibilità di portare a termine i processi. Ma nel rapporto si legge che questa informazione non è stata fornita.

Una “inerzia” dimostrata dall’Italia anche sul problema della corruzione nel settore privato. Per il Greco servono urgenti misure che obblighino tutte le società, quotate e non, a fare un resoconto dei propri bilanci, ma anche provvedimenti che garantiscano sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive contro il fenomeno corruttivo. Preoccupazione che comunque resta anche nel settore pubblico, per come il governo ha agito sulla riforma della pubblica amministrazione e la lotta contro il riciclaggio di denaro sporco. Dall’organismo del Consiglio d’Europa si sottolinea come “nonostante vi siano stati dei progressi”, resta ancora uno spazio considerevole per ulteriori miglioramenti.

“Nessuna o poca attenzione” dedicata anche alla questione del conflitto d’interessi, si legge nel rapporto del Gruppo. Che condivide infine con i 27 milioni di elettori italiani che hanno votato sì ai referendum la bocciatura senza appello per il legittimo impedimento. “E’ deplorevole introdurre leggi sull’immunità – scrive il Greco – che possano diventare un ostacolo alla celebrazione di un processo”.

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