Gli immigrati che arrivano a migliaia dall’Africa? “Fora dai ball”. Così Umberto Bossi, rispondendo due mesi fa ai cronisti alla Camera, spiegava la sua strategia per risolvere il problema dei tanti profughi sulle coste di Lampedusa.
L’esclamazione del leader leghista deve essere assai piaciuta al ministro Maroni tanto da stimolarlo a togliersi dai ball anche i giornalisti che vogliono visitare i centri di identificazione e espulsione (Cie) e i centri di accoglienza per richiedenti asilo politico (Cara) per informarsi sulle condizioni in cui versano i profughi. Dal primo aprile infatti (ma ahinoi non è uno scherzo) una circolare del Ministero dell’Interno (prot. n. 1305 del 01.04.2011) vieta alla stampa l’ingresso nei centri.
Una misura peggiorativa rispetto alla già infelice direttiva Pisanu che consentiva l’accesso ai cronisti solo se al seguito di una delegazione parlamentare. Il nuovo protocollo non consente agli operatori dell’informazione di accedere neanche in presenza di deputati o senatori. E neanche a questi ultimi viene facilmente consentito visto che all’onorevole Furio Colombo, che tra l’altro è presidente del Comitato permanente sui diritti umani, non è stato autorizzato l’ingresso.
Ci permettiamo di porre alcune semplici domande:
– Qual è il presupposto giuridico alla base di questa circolare?
– Può un protocollo del Viminale istituire una qualsiasi forma di censura?
– Se né i parlamentari né i giornalisti possono entrare in questi centri chi può vigilare sul dignitoso trattamento che dovrebbero ricevere, secondo le convenzioni internazionali, i cittadini ospitati temporaneamente in questi centri?
– E’ o non è questo un atto di sospensione della democrazia e della libertà di informazione?
L’on. Jean Leonard Touadì ha giustamente proposto di organizzare una giornata di mobilitazione nella quale un nutrito gruppo di parlamentari e giornalisti, di tutti gli schieramenti ed orientamenti, si rechi davanti ad uno di questi centri e ci resti finchè non sarà concesso loro l’ingresso.
Sarà il caso di farlo al più presto. Prima che sia troppo tardi. Prima di scoprire dalle (poche) pagine dei (pochi) giornali e delle (poche) tv che ne parleranno la notizia del decesso di uno o più migranti, accompagnato magari da uno “scrupoloso” referto medico che dichiari la morte avvenuta per ferite autoinflitte o per accidentale caduta dalle scale…
Gli immigrati che arrivano a migliaia dall’Africa? “Fora dai ball”. Così
Umberto Bossi, rispondendo due mesi fa ai cronisti alla Camera, spiegava la
sua strategia per risolvere il dramma dei tanti profughi sulle coste di
L’esclamazione del leader leghista deve essere assai piaciuta al ministro
Maroni tanto da stimolarlo a togliersi dai ball anche i giornalisti che
vogliono visitare i centri di identificazione e espulsione (Cie) e i centri
di accoglienza per richiedenti asilo politico (Cara). Dal primo aprile
infatti (ma ahinoi non è uno scherzo) una circolare del ministero
dell’Interno (prot. n. 1305 del 01.04.2011) vieta alla stampa l’ingresso
nei centri. Una misura peggiorativa rispetto alla già infelice direttiva
Pisanu che consentiva l’accesso ai cronisti solo se al seguito di una
delegazione parlamentare. Il nuovo protocollo non consente agli operatori
dell’informazione di accedere neanche in presenza di deputati o senatori. E
neanche a questi ultimi viene facilmente consentito visto che all’onorevole
Furio Colombo, che tra l’altro è presidente del Comitato permanente sui
diritti umani, non è stato autorizzato l’ingresso.
Ci permettiamo di porre alcune semplici domande: qual è il presupposto
giuridico alla base di questa circolare? Può un protocollo del Viminale
istituire una qualsiasi forma di censura? Se nè i parlamentari nè i
giornalisti possono entrare in questi centri chi può vigilare sul dignitoso
trattamento che dovrebbero ricevere, secondo le convenzioni internazionali,
i cittadini ospitati temporaneamente in questi centri? E’ o non è questo un atto di sospensione della democrazia e della libertà di informazione?
L’on Jean Leonard Touadì ha giustamente proposto di organizzare una giornata di mobilitazione nella quale un nutrito gruppo di parlamentari e giornalisti, di tutti gli schieramenti ed orientamenti si rechi davanti ad uno di questi centri e ci resti finchè non sarà concesso loro l’ingresso. Sarà il caso di farlo al più presto. Prima che sia troppo tardi. Prima di scoprire dalle (poche) pagine dei (pochi) giornali e delle
(poche) tv che ne parleranno la notizia del decesso di uno o più migranti, accompagnato magari da uno “scrupoloso” referto medico che dichiari la morte avvenuta per ferite autoinflitte o per accidentale caduta dalle scale…
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