“Se lo spazio è limitato, come ad esempio su di una spiaggia, l’unica opzione corretta possibile, affinché tutti abbiano uguali diritti di operare, è la competizione”. L’Unione Europea, pur con tutta la proverbiale prudenza, ha già reagito con chiarezza al nuovo decreto del Consiglio dei Ministri che istituisce il diritto di superficie concesso ai privati per 90 anni sul demanio marittimo. Chantal Hughes, portavoce del Commissario al Mercato Interno e Servizi Michel Barnier, è stata la prima ad essere sorpresa per quanto sta accadendo in Italia. “L’articolo 12 della direttiva sui servizi è chiarissimo – ha aggiunto – se c’è scarsità di spazio le concessioni demaniali devono essere garantite per un periodo limitato e, soprattutto non possono essere rinnovate automaticamente ma con procedure aperte e trasparenti”. Parole chiarissime. Diametralmente l’opposto di quello che prevede il provvedimento sullo Sviluppo emanato ieri dal Consiglio dei Ministri. Punto per punto.

‘Periodo limitato e procedure aperte a tutti’ chiede l’Europa, e infatti il provvedimento lo congela nelle mani di una singola dinastia per un secolo, nemmeno fosse tornato in auge il diritto feudale. ‘No al rinnovo automatico: e su questo in effetti c’è coerenza, visto che, hanno eliminato alla radice il rischio di rinnovi per i 90 anni successivi. Ma forse non era proprio quello che intendevano a Bruxelles. ‘Procedure aperte e trasparenti’: la aprono a chi ce l’ha già e la riaprono la volta successiva ai pronipoti.

Il motivo di queste norme che l’Europa ci impone è chiaro. Pur comprendendo il bisogno di recuperare gli investimenti fatti sulle spiagge, il principio base sui cui orientarsi è l’interesse dei cittadini, di tutti i cittadini, che devono usufruire di un servizio alle migliori condizioni possibili. L’Italia invece punta a garantire l’interesse di una piccola parte dei suoi cittadini: i gestori degli stabilimenti balneari che da ieri festeggiano per la vittoria ottenuta.

di Emilio Casalini

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