Nuova bocciatura per il ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini: il Tar del Lazio ha dichiarato illegittimi i tagli degli organici delle scuole attuati dal 2009 ad oggi. Si calcola che siano almeno 67mila cattedre. La sentenza accoglie un ricorso presentato dalla Cgil scuola e una serie di gruppi di scuole e di genitori.

Un brutto colpo non solo per la Gelmini, ma per l’intero governo che a questo punto sarebbe chiamato a ripristinare i posti cancellati rinunciando in tal modo ai risparmi di bilancio programmati. Il Tribunale amministrativo (sentenza 3251 depositata il 14 aprile 2011) ha ritenuto che il ministero dell’Istruzione, prima di disporre la determinazione degli organici, avrebbe dovuto seguire la procedura indicata dall’art. 22 della legge 448/2001 che prevede la previa consultazione delle Commissioni parlamentari, anziché avvalersi, come avvenuto, delle successive indicazioni contenute nell’art. 64 della legge 133/2008 sulla razionalizzazione del sistema di istruzione.

Un chiaro vizio di forma, dunque, che ha portato ora all’annullamento dei decreti interministeriali con i quali sono stati determinati gli organici dei docenti per i primi due anni scolastici del triennio di tagli disposti nell’estate 2008 dalla legge 133 sulla riforma del sistema di istruzione. E ora sono in gioco addirittura le due finanziarie che su questi risparmi facevano conto in maniera determinante. Che cosa succederà ora? Difficile fare previsioni, ma è certo che la posta in gioco è talmente alta che il governo dovrà ricorrere a qualche provvedimento eccezionale per rimediare. Resta in ogni modo il dato della disinvoltura con cui la Gelmini ha operato la sua riforma dimenticando il rispetto delle più elementari regole da seguire. In questo caso poi la regola che secondo il Tar è stata violata prevede di consultare le commissioni parlamentari prima di pendere decisioni così radicali che tanto incidono sul sistema scolastico nazionale. In pratica, una semplice indicazione per la gestione democratica della scuola.

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