Lo potete riconoscere dall’espressione degli occhi, che è identica a quella dei protagonisti dei grandi film di Antonioni sull’incomunicabilità tipo L’Eclisse o L’Avventura: il profforastico è sempre più diffuso nelle scuole italiane. Rifugge i consigli di classe, gli scrutini, i collegi dei docenti. Più di ogni cosa, teme i colloqui con i genitori, che gli provocano gravi malesseri talvolta psico talvolta somatici. Nonostante dalla vicepresidenza si affannino per tenerlo informato, l’email del profforastico è invariabilmente bersaglio di virus apocalittici, il suo cellulare vittima di catastrofi fantozziane, per cui il nostro “buca” gli appuntamenti pomeridiani o arriva con un paio d’ore di ritardo, quando i colleghi stanno rimettendo a posto i verbali o finendo di copiare gli ultimi voti.

Ma l’aspetto più inquietante di questo animale scolastico è che non prova più nessun piacere a stare in classe, non sopportando l’80% dei suoi studenti, che accusa in cuor suo (ma pure confidandosi a mezza bocca con gli altri profforastici) di essere degli scostumati, degli oligofrenici, degli ignorantoni patentati e senza desiderio alcuno di apprendere ciò che il profforastico dovrebbe insegnare loro, e cioè quella materia che egli stesso, da tempo immemorabile, ha smesso di studiare.

È appena uscito il dvd del mio film, La scuola è finita, e da novembre – quando il film è uscito nelle sale – mi sono ormai abituato alle accuse di raccontare una scuola esagerata. Forse in un momento in cui la scuola pubblica è sotto attacco c’è chi ha pensato che un film che parla così della scuola non fosse politicamente corretto.

Si può raccontare che le scuole “ben tenute” e “ben frequentate” sono in realtà una minoranza, che i professori sono sempre più soli, le famiglie sempre più assenti, la convivenza scolastica sempre più avvelenata dalla diffusione degli stupefacenti e dal disprezzo per la cultura che si respira ovunque? E in questo contesto, si può immaginare una via di salvezza per i nostri ragazzi?

Ho scoperto che è molto rischioso prendere una posizione che non sia facilmente assimilabile a uno dei blocchi ideo-politici dominanti. Se parli male dei prof, sei con la Gelmini, e dunque contro la scuola pubblica. Se invece fai vedere che le scuole sono abbandonate a se stesse e l’edilizia scolastica è uno sfacelo, allora sei contro la Gelmini che taglia i fondi… insomma, è il trionfo di quella semplificazione che è il vero cavallo di battaglia dei leghisti e dei berlusconisti, entrambi maestri del genere che ormai occupa i nostri telegiornali: la fiction.

I primi si sono specializzati nel filone della farsa o del fescennino, i secondi nel genere fantasy. Vince chi è più regressivo. O chi la racconta meno ansiogena. Entrambi puntano sulla paura che alberga nel cuore profondo degli italiani, la paura di un futuro che in realtà è già passato: noi però, grazie ai nostri Tg e alle nostre scuole sempre più derelitte, non ce ne siamo ancora accorti.

Comunque, se non credete all’esistenza del profforastico, fate una prova. Piazzatevi un lunedì mattina alle 8,15 nel corridoio di uno degli oltre seimila istituti superiori italiani: licei, istituti tecnici, agrari, commerciali, magistrali, alberghieri… non fa differenza, il profforastico lo riconoscerete subito.

Allo squillo della campanella è ancora lì che smucina nel suo armadietto, si attarda al bar in una discussione rigorosamente extrascolastica, blandisce il bidello per scucirgli delle fotocopie senza aver fatto la domandina tre giorni prima, è imbottigliato perso in quel traffico mattutino che si ostina da anni a sottovalutare… intanto, nella sua classe, trenta forsennati discutono di calcio, dormono accasciati sui banchi e sperano in una stupenda, incontaminata ora di buco…

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