È molto tempo ormai che Luca Cordero di Montezemolo fa un passo avanti e uno indietro, che annuncia a mezza bocca di voler scendere in politica, che ritratta, poi di nuovo ammicca, poi ancora smentisce, mette in piedi un partito, oppure no, una fondazione, sì ma che promuova al massimo la ricerca di buone idee.

E intanto il tempo passa, e Luca Cordero di Montezemolo non si decide, il Godot della politica italiana aspetta la lenta consunzione di Berlusconi, si appresta a spegnere quest’anno 64 candeline (uno come Zapatero a 51 ha da poco annunciato di volersi ritirare a vita privata) e gioca la sua partita sulla lentezza.

La lentezza. Bel paradosso per uno che salta dai bolidi di Formula Uno ai treni di NTV, che insomma ha la velocità nel sangue.

La “tentazione” politica è un brutto vizio in questo paese, una delle tante storture che abbiamo ereditato dal berlusconismo, l’idea che se hai voglia e mezzi (soprattutto mezzi) puoi tentare l’avventura, anche se con la politica per tutta la vita al massimo ci hai fatto solo qualche buon affare.

Tanto oggi non votiamo più uomini e donne in carne e ossa, oggi ci affidiamo a fotografie in pose composte, a ologrammi senza innocenza e vulnerabilità. Se prima di Berlusconi la condizione dell’uomo politico era umana, e in quanto tale mortale, oggi i rappresentanti del popolo sono oggetti scuri, eterne nature morte che si guardano in un museo quando si è smesso di guardare tutto il resto. I leader politici di oggi sono sempre più spesso i vip che cenano sui ponti degli yacht, sotto le stelle brillanti di agosto, mentre i mortali a passeggio sul molo li sbirciano e li fotografano con gli smartphone di ultima generazione.

Berlusconi ha fatto anche questo. Ha trasformato questo paese in un cristallo di ambra in cui galleggia un fossile estinto, un eterno presente che non contempla l’idea naturale della sparizione o dell’estinzione.

Sarà per questo che gli anni passano e Montezemolo aspetta. Sarà perché è rimasto vittima anche lui dell’incantesimo, sarà che stare perennemente sulla soglia ti consente non solo di cogliere l’attimo per entrare, ma anche di avere la chance di sfilarti al momento giusto, andandotene, se le cose si mettono male, nella convinzione intima e personale che nessuno ti abbia visto.

La libertà non è star sopra un albero, cantava Gaber.

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