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Berlusconi e gli affari
col Colonnello

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Non voglio disturbare Gheddafi in questo momento...”, così, appena qualche giorno fa, si era espresso Berlusconi sulla rivolta libica. Il verbo usato “disturbare” la dice lunga sulla lungimiranza del presidente del Consiglio e svela la profondità del legame che li univa e li unisce, forse una sorta di affinità elettiva, di tipo etico ed estetico. Qualche ora dopo, con la consueta spregiudicatezza, il piccolo Cesare aveva cercato di far dimenticare queste parole e persino il bacio dell’anello, allineandosi, almeno in apparenza, alle posizioni dell’Unione europea.

Nelle ultime ore è tornato invece a manifestare cautela esprimendo le sue perplessità per la minaccia di sanzioni e per il possibile esilio del colonnello.
A cosa si debbono queste contorsioni? Alla volubilità del personaggio o anche alla forza intrinseca del rapporto che lega i due, oltre quello che già sappiamo?

A questo proposito ci sembra giusto riportare la ricca documentazione raccolta da Paolo Brogi, un giornalista serio ed autorevole che ha lavorato per anni al Corriere della Sera, e che sul suo blog ha riportato informazioni dettagliate relative ai rapporti di affari tra Berlusconi, Gheddafi e il mediatore tunisino, Tarek Ben Ammar, grande amico di Ben Alì e sempre presente negli affari televisivi di Berlusconi in Italia e all’estero.

La denuncia di Brogi è stata riportata, a suo tempo, dal sito di Libera cittadinanza e si fonda su una inchiesta di Miguel Mora, corrispondente di El Pais, un giornalista stimato e autorevole.

Ci permettiamo di riportare i link agli articoli con le brevi considerazioni di Brogi e l’articolo di Mora:
Berlusconi si associa a Gheddafi e acquista il 25% di una televisione tunisina – di Miguel Mora
Fino a quando Berlusconi intende restare socio di Gheddafi nella Quinta Communications? Un quesito per i rappresentanti politici – di Paolo Brogi

Non abbiamo elementi per esprimere una valutazione conclusiva, ma ci sembra che una simile denuncia non possa essere lasciata cadere.
Riterrà il governo di rispondere a questi interrogativi? Li liquiderà come sempre a colpi di randellate mediatiche o riuscirà ad argomentare qualcosa di comprensibile e soprattutto di convincente?

Sino a quando non lo farà sarà lecito pensare che il conflitto di interessi, anche in questa occasione, abbia avuto la meglio sull’interesse nazionale e sull’impegno per la tutela dei diritti umani e civili.
Restiamo in attesa di vedere e di sapere quanti e quali dei tg del polo Raiset decideranno di dare almeno la notizia di questa clamorosa denuncia.

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