Il problema non è solo Berlusconi. Il problema siamo noi, uomini ma soprattutto donne italiane. Certo, Berlusconi ha fatto tutto il possibile, l’improbabile e anche l’impossibile per portare l’Italia ad assomigliare sempre più a una dittatura africana (scegliete voi se più modello Gheddafi o nipote di Mubarak), che a una moderna democrazia occidentale.

Sappiamo bene cosa ha fatto lui, ma noi cosa non abbiamo fatto? Il “puttanaio” raccontato dalle cronache di questi giorni non può essere solo il risultato della mente malata e perversa di un vecchio porco che ama circondarsi di minorenni. Tutto ciò ha origine altrove. Berlusconi incarna l’uomo italiano a cui le donne piacciono “orizzontali” e non solo fisicamente. Gattine sulle ginocchia, senza personalità, obbedienti, sostanzialmente dei piacevoli oggetti. Noi pensiamo che l’Arcorina abiti solo nelle regge del sovrano, che sia una sorta di cortigiana, la moderna versione della ragazza che si infila nel letto del potente per ottenere qualcosa. Ma guardatevi intorno, guardate le foto che le adolescenti mettono su Facebook, guardate cosa si dicono e cosa dicono ai ragazzi della loro età e capirete che il modello è stato esportato ovunque. Grazie alla pubblicità, alla televisione, alle varie mariedefilippi, ai tronisti, quel mondo di plastica è uscito dal video senza che noi ce ne rendessimo conto. E ora senti una quindicenne che non si stupisce se il compagno di classe la palpa durante la ricreazione: “che male c’è?” ti risponde. E lui conferma: “Se non urla, non è mica violenza”.

Per loro finché una non urla non è violenza. Basterebbe un bel ceffone per rimetterlo a posto e insegnargli quali sono i limiti. Un ceffone che da “orizzontale” rimette quella ragazza in posizione verticale. Ma il problema è che le ragazzine quali sono i limiti non lo sanno più. E’ tutto lecito, è tutto permesso, non sanno più proteggere il proprio corpo e di conseguenza la propria dignità. Le donne italiane si sono tutte “arcorinizzate”?
Ecco il punto. Le donne italiane hanno smesso di dare ceffoni. Se i numeri dicono che il Rubygate non ha scalfito la popolarità di Berlusconi nei sondaggi, uno dei motivi è proprio questo.

E mi spiego meglio con un  esempio. Due giorni fa a Londra due famosissimi giornalisti sportivi di Sky (gente da 600mila euro di stipendio l’anno, per intendersi) sono stati licenziati in tronco per sessismo. Cosa avevano detto di così terribile? Pensando di essere fuori onda avevano commentato lo sventolio di una guardalinee: “le donne non conoscono neppure le regole del fuorigioco”. E’ stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, l’ultima di una serie di battutine (“qualcuno finirà per eccitarsi”, “è una gran gnocca”) anche rivolte a colleghe. Frasi sessiste ritenute inaccettabili e imperdonabili dai vertici dell’emittente, anche in seguito alle numerose proteste degli utenti (principalmente dalle donne) che si sono sentiti offesi dalla mentalità discriminatoria e umiliati dal pregiudizio sessista. Sembra di stare su un altro pianeta, non a due ore di volo di distanza. I giornali hanno preso la cosa molto sul serio e ieri L’Independent pubblicava addirittura una guida per riconoscere quando una donna può reclamare di essere oggetto di discriminazione sessuale. Se uno fa apprezzamenti sul vestito di una collega è discriminazione sessuale? Sì, ma dipende dalla gravità. Un gruppo di colleghi va al pub e dopo qualche bicchiere fa apprezzamenti su una collega, non presente, alla quale vengono poi riportate le frasi, lei può fare causa alla company per molestie? Sì. Lo specchietto continua con le varie casistiche e insegna alle donne inglesi come dare ceffoni (metaforici e giuridici).

Quindi donne, va bene scendere in piazza il 13 febbraio, firmiamo pure gli appelli per la dignità delle italiane, manifestiamo, ma prima di tutto agiamo con i ceffoni nella vita di tutti i giorni. E’ il primo passo per riportare le donne in posizione verticale, per insegnare ai nostri figli che l’Italia non è solo il paese delle Arcorine.

A parole nostre - Sogni, pregiudizi, ambizioni, stereotipi, eccellenze: l'universo raccontato dal punto di vista delle donne. Non solo per le donne.

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