“E’ l’impostazione della vertenza che rende tutto un po’ incredibile e soprattutto questa idea che bisogna costruire fabbriche come caserme, fatte come caserme autoritarie”. Così, nel giorno del referendum di Mirafiori, il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso torna sulla vertenza fra il sindacato ed il Lingotto. “Ci abbiamo messo molti anni – ha proseguito – a introdurre democrazia e libertà nei luoghi di lavoro e questo appare a noi un grande arretramento. Si sta costruendo un vulnus alla democrazia. Le caserme non sono più efficienti e anzi, se ne parliamo in questo Paese lo sono poco, perche’ rinunciano al contributo delle persone e alla loro partecipazione”, ha aggiunto.

Camusso ha anche parlato del governo e del premier. “Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi fa spettacolo e ha abdicato al suo mestiere”, ha detto. A chi le chiedeva se si aspettava l’affermazione del presidente del Consiglio relativa alle “buone ragioni” per la Fiat di abbandonare Torino in caso di vittoria del no al referendum sull’accordo di Mirafiori, Camusso ha replicato a margine di un convegno organizzato dalla Lega delle Cooperative: “No, non me lo aspettavo, perché in un paese normale un governo, di fronte a una impresa che vuole fare investimenti, avrebbe fatto tutto diversamente”. Secondo la segretaria generale della Cgil l’esecutivo avrebbe dovuto “chiamare l’impresa e verificare gli investimenti”.

“Non avendo fatto tutto ciò si fa spettacolo e, se si guarda la coreografia, lo si fa proprio di fianco alla presidente di un paese che ha detto di no (a Marchionne, ndr) perché non dava abbastanza garanzie”, ha proseguito riferendosi alla cancelliere Angela Merkel e delle trattative, tramontate, per l’acquisto di Opel da parte della Fiat. A chi le chiedeva se davvero in caso di vittoria del no reputi che la Fiat possa lasciare Torino, Camusso ha replicato secca: “Domandatelo al presidente del Consiglio che da tempo ha abdicato dal fare il suo mestiere”. Riguardo al referendum e alle previsioni sull’esito, “rispettiamo i lavoratori che debbono decidere autonomamente sul loro futuro, è una scelta difficile e non si può trasformare in una partigianeria”, ha concluso.

A proposito del referendum sull’accordo di Mirafiori, Camusso si è detta convinta del fatto che “comunque vadano le cose la Fiom tornerà sicuramente in fabbrica”. Alla domanda se davvero, come e’stato scritto da alcuni giornali, le assemblee organizzate dalla Fiom a Mirafiori saranno le ultime dopo 110 anni di storia della fabbrica, Susanna Camusso, ha replicato che “la Fiom è una grande organizzazione con migliaia di iscritti, non è che viene cancellata così”. “Evitiamo – ha proseguito – di attribuire all’amministratore delegato della Fiat il potere di cancellare la storia e le tradizioni e organizzazioni del nostro paese”. Riguardo alla possibile vittoria del sì al referendum che, in assenza di una firma anche tecnica della Fiom comporterebbe l’esclusione di questa organizzazione dalla rappresentanza dei lavoratori nella fabbrica, Camusso ha commentato che “in quella fabbrica comunque vadano le cose, la Fiom Cgil ci tornerà”.

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