Ieri in casa editrice è venuto a trovarci Loris Mazzetti.
Una sorpresa felicissima. Abbiamo brindato agli straordinari riscontri che sta ottenendo “Sono venuto per servire”, il bellissimo libro scritto a quattro mani da Loris e da Don Gallo.

Però l’atmosfera non era festosa, né poteva esserlo.
Loris ci è apparso pensieroso, come frastornato dal trambusto mediatico che si è scatenato attorno al suo nome.
Il suo nome è il più cliccato oggi sulla pagina del corriere.it. Ce lo diceva lui stesso, stupito e perplesso. Più cliccato delle notizie drammatiche di cronaca, tipo il caso di Yara o quello dei ciclisti travolti a Lamezia.

Questo è uno strano Paese, si sa. Un Paese in cui può capitare a un uomo che lavora da sempre dietro le quinte della tv pubblica di diventare improvvisamente protagonista della cronaca. Non ci risulta che succeda da nessun’altra parte.

Non vorremmo che la ragione di questa curiosa popolarità di Loris fosse la stessa che noi sospettiamo. Cioè che dietro la sua “sospensione” si nasconda semplicemente il primo passo di una nuova, ennesima epurazione. Di un altro editto bulgaro, per capirci.

La storia antica ci racconta che gli ultimi giorni degli imperatori furono sempre i più folli e cruenti, quelli in cui si consumarono le vendette più assurde, anche verso uomini lontani dal Palazzo, colpevoli solo di fare il loro mestiere con dignità.

L’auspicio che facciamo a Loris è quello di tornare al più presto al proprio posto di lavoro, come sempre dietro le quinte, a reggere il timone della nave nella tempesta.

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