Un pezzo importante del futuro del governo è adesso appeso a un pugno d’intercettazioni telefoniche. Proprio quelle intercettazioni che il premier vorrebbe in gran parte abolire per legge. Silvio Berlusconi minimizza e parla di “polverone”. Ma dalle carte depositate dell’inchiesta sulla nuova P2 saltano fuori sconcertanti colloqui telefonici tra il sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino, e gli arrestati dalla magistratura di Roma per violazione della Legge Anselmi contro le associazioni segrete. Telefonate in cui Cosentino pianifica con loro campagne diffamatorie contro il suo compagno di partito e candidato alla presidenza della Regione Campania, Stefano Caldoro.

Così lo scontro tra finiani e berlusconiani all’interno del Pdl tocca livelli mai raggiunti prima. Anche perché il premier continua a difendere Cosentino sebbene le trascrizioni delle telefonate, che qui pubblichiamo, dimostrino il ruolo centrale del sottosegretario nella costruzione di un dossier infamante contro  Caldoro.

Cosentino, in una telefonata  a Arcangelo Martino (ora in carcere), elenca le località e gli alberghi che verranno poi citati  nel dossier  contro Caldoro: un documento che sarà pubblicato da un blog napoletano poco prima delle elezioni. Cosentino dice: ‘Ti segni questo appunto?’ Martino: ‘Sì’. Ancora Cosentino: “Miravalle, miravalle (hotel Miravalle ndr)…questo sta a via degli Astroni, alla rotonda di Agnano…’.

Il politico quindi è pienamente al corrente, e anzi apparentemente alimenta, la manovra ordita dalla Nuova P2 contro il suo compagno di partito grazie alla raccolta e la diffusione d’informazioni personali in parte vere e in parte false.

In una seconda telefonata, sempre con Martino, Cosentino spiega come “L’obiettivo principale” sia quello di far fuori politicamente Caldoro. Anche con insinuazioni (false) sulle sue abitudini sessuali. Tanto che il faccendiere Martino dice: “Qua la cosa importante è Culattone…e domani dice: vabbuò togliamo a Culattone…il resto poi viene considerato lungo il percorso del programma di lavoro…”, cioé Caldoro.

Ancora Cosentino in un’intercettazione: “Eh vabbè comunque andiamo avanti sull’altra cosa, basta che togliamo di mezzo quello là, stiamo apposto…però, insomma, facciamolo fare e andiamo avanti”.

Le telefonate insomma provano, al di là di ogni dubbio, i legami tra i presunti appartenenti all’associazione segreta finiti in manette e Cosentino. E dimostrano come il sottosegretario abbia preso parte a una agghiacciante manovra per tentare di mettere fuori gioco Caldoro.

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