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domenica 12/03/2017

Scandalo Consip, Romeo verso il giudizio immediato

Prove certe e ammissioni: la Procura potrebbe chiedere il processo per l’imprenditore

Potrebbe decidersi entro fino marzo il destino di una parte dell’inchiesta Consip, ossia quella che riguarda la corruzione di Alfredo Romeo. Dopo la decisione dei giudici del Riesame – che dovranno valutare se scarcerare l’imprenditore campano in cella dal primo marzo – la Procura potrebbe chiedere il giudizio immediato: rito che consente di andare direttamente a processo quando ci sono prove tali da superare l’udienza preliminare. E qualche carta in mano la procura di Roma la ha. A partire dalle dichiarazioni del dirigente Consip Marco Gasparri che ha confessato ai pm di aver ricevuto denaro da Romeo: secondo l’accusa si tratta di 100 mila euro in tre anni.

Ai magistrati Gasparri ha detto: “Romeo mi versava il danaro ‘una tantum’, e cioè non a cadenza fissa e predeterminata. (…) Nel 2013 ho ricevuto, in almeno altre tre occasioni, ulteriori tre tranches di 5 mila euro consegnatemi in contante sempre da Romeo. Tale sistema di pagamento è continuato, senza cadenze fisse e prestabilite, fino alla fine del 2014, e cioè fino a quando sono stato nominato Direttore; a quel punto i versamenti di somme di denaro da parte di Romeo (…) sono sensibilmente aumentati, non nella entità della somma che mi versava (…) ma nella cadenza dei versamenti divenuta molto più frequente”. In cambio, secondo l’accusa, Gasparri forniva “informazioni riservate” o anche “il contenuto delle offerte e dei successivi chiarimenti che le società riconducibili a Romeo avrebbero inoltrato alla Consip per l’aggiudicazione degli appalti pubblici nel settore del facility management”.

La decisione dei pm sul giudizio immediato potrebbe arrivare quindi solo dopo il Riesame al quale si sono rivolti i legali di dell’imprenditore campano per ottenere la scarcerazione. Un ‘no’ lo hanno già ricevuto dal Gip Gaspare Sturzo che solo due giorni fa ha rigettato la domanda degli avvocati i quali hanno anche consegnato una memoria. Scrive il gip nell’ordinanza di rigetto dell’istanza: “Il modello costruito da Romeo oggi risulta rafforzato tramite i riscontri indiretti forniti dal Romeo mediante la memoria difensiva. Questo modello ha natura criminale ed è basato (…) sulla corruzione di pubblici ufficiali nell’ambito Consip e sull’utilizzo di facilitatori politici sistematicamente assoldati per assecondare le ‘Politiche di mercato di pertinenza del Romeo’”.

Romeo secondo il gip Sturzo “mostra di voler e poter utilizzare anche altre persone che avrebbero avuto il compito di tentare di avvicinare alti vertici della maggioranza di governo”. Questo tentativo lo ammette lui stesso nella memoria difensiva. Il gip parla di una “spontanea ammissione” nell’aver cercato un contatto con la politica “ma senza sortire – a suo dire – alcun effetto”. Così per il gip – che parla di una “complessiva concreta e attuale capacità di delinquere” – l’imprenditore per adesso resta in carcere.

Oltre Gasparri, in questa indagine c’è anche un altro super testimone: Luigi Marroni, amministratore delegato di Consip. È lui che ai magistrati mette a verbale nomi eccellenti: Tiziano Renzi, indagato per traffico di influenze illecite e il ministro dello Sport Luca Lotti, accusato invece di rivelazione di segreto. Sulle dichiarazioni di Marroni si regge quindi una parte dell’inchiesta. E il manager, che è stato chiamato dal legale di papà Renzi per le indagini difensive, sembra non avere intenzione di ritrattare le sue dichiarazioni. Lo scrive sul Corriere della Sera Lorenzo Salvia, senza ricevere ieri alcuna smentita. L’Ad di Consip, stando al quotidiano, avrebbe confidato ai suoi collaboratori: “Solo un pazzo si sarebbe potuto inventare quelle accuse”. Sul padre del premier, che avrebbe incontrato – a sua detta – a Firenze, ha detto: “Tiziano Renzi mi disse che mi aveva chiesto quell’incontro perché voleva chiedermi di ricevere un suo amico imprenditore Carlo Russo che voleva partecipare a delle gare d’appalto indette da Consip; Tiziano Renzi mi chiese di fare il possibile per assecondare le richieste del Russo. (…) Dopo una quindicina di giorni venne Russo (…). Russo mi disse in concreto che tramite una società, di cui non ricordo il nome ma disse che era a lui riferibile, stava partecipando alla gara d’appalto indetta da Consip che riguardava il facility management (…) e in modo esplicito mi chiese di attivarmi sulla commissione da me nominata al fine di aumentare il punteggio tecnico relativo all’offerta presentata dalla società da lui segnalata di modo da favorirlo”. Richieste che Marroni non avrebbe soddisfatto.

Il Ministro Lotti invece è stato indicato da Marroni come tra loro che gli disse di essere intercettato. Qualora Marroni ritrattasse queste dichiarazioni passerebbe da persona informata sui fatti a indagato con l’accusa di calunnia e con il rischio di dover anche lasciare l’incarico. Da ciò che dirà all’avvocato di Tiziano Renzi dipende quindi una parte importante dell’indagine: quella che arriva fin dentro il Giglio Magico.

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